La difficoltà nella stima del costo del capitale proprio discende dalla considerazione che è un costo opportunità non rilevato contabilmente. Occorre quindi implementare metodologie che ne consentano la stima. La prassi e la letteratura suggeriscono diverse metodologie per la stima del costo del capitale proprio, ma questo studio si focalizza soprattutto sul CAPM.

“Negli ultimi tre decenni, il Capital Asset Pricing Model ha occupato un posto centrale e spesso controverso nella maggioranza degli strumenti di finanza aziendale degli analisti. Il modello richiede tre input per calcolare i rendimenti attesi – un tasso privo di rischio, un beta dell’attività e un premio per il rischio del portafoglio di mercato (in aggiunta al tasso privo di rischio).

I beta sono stimati, dalla maggioranza degli operatori, con la regressione dei rendimenti dell’attività contro un indice di borsa, con l’inclinazione della regressione che rappresenta il beta dell’attività.” 

Che cos’è il Capital Asset Pricing Model

Il CAPM è un modello di valutazione rischio-rendimento in cui si ipotizza che l’investitore diversifichi il rischio del proprio portafoglio aumentando i titoli presenti nello stesso. Solo la parte di rischio non diversificabile dovrà essere remunerata. Il “trade off” per l’investitore è misurato da tre passaggi logici:

1)     Il rendimento privo di rischio (Rf)

2)     Il sovra-rendimento medio dato dal mercato azionario (MRP) rispetto al Rf.

3)     Il rischio specifico assunto investendo in una specifica impresa.

I tre quesiti sono direttamente collegati alle tre componenti del costo dei mezzi propri (Ke) secondo il CAPM:

Ke = Rf + Beta * MRP.   

Il rischio specifico, non diversificabile, dell’impresa è catturato dal suo Beta, cioè dal rendimento attribuibile all’ipotetica azione rispetto al settore di riferimento.

Quali considerazioni fare?

Posto che il mercato ha un beta pari a 1, maggiore è il beta dell’azione (>1), maggiori saranno le variazioni nei suoi rendimenti (positivi o negativi) rispetto al mercato stesso.

Se l’impresa non è quotata, si utilizza il beta medio di settore, espressione della rischiosità caratteristica del business di riferimento (Beta unlevered) con l’aggiunta della struttura finanziaria con cui opera l’impresa oggetto di analisi.
La procedura seguita è importante per attribuire un giusto peso alla stima dei mezzi propri dell’impresa.

Risorse per approfondire

Se ti interessano questi argomenti ti suggeriamo di leggere l’ebook “Come calcolare il valore d’impresa e degli asset aziendali“, a cura di Maurizio Nizzola.