Supply chain e fase di ripartenza ai tempi del Covid19. Quali fattori considerare per le proprie strategie? Quali scenari? Come evolvere il proprio Business model?

ANRA e RISE sottolineano l’importanza dell’analisi dei rischi di fornitura, investire sulla filiera corta per garantire continuità e trasparenza, puntare sulla servitization per aumentare la resilienza, valorizzazione dei dati e digitalizzazione dei processi secondo la logica “data driven”

Le prime esperienze di ripartenza post Covid prospettano un mercato che per mesi potrà essere contraddistinto da un trend altalenante di aperture e lockdown, anche locali, il cosiddetto fenomeno “dance”, in cui ogni elemento della filiera produttiva porterebbe forte incertezza nella catena di approvvigionamento. Questo rappresenta per le aziende un grave problema, che può avere un impatto devastante sulla produzione e sulla redditività, già provate dal periodo di fermo obbligato.

ANRA, Associazione dei Risk Manager, ha cercato di fare il punto sulla situazione nel corso del webinar “Il futuro della supply chain, tra servitization e ricerca della resilienza”. In questa sede, sono stati presentati i risultati dell’indagine condotta dal laboratorio RISE dell’Università di Brescia sulla preparazione delle aziende italiane ai nuovi rischi della supply chain post Coronavirus, sui settori maggiormente impattati dalle conseguenze dell’emergenza e i futuri trend e possibili soluzioni per aumentare la resilienza.

Valutazione del rischio forniture ai tempi del Coronavirus: quali considerazioni?

“Il Coronavirus ha confermato in maniera definitiva ciò che già era nell’aria: l’estrema fragilità delle filiere lunghe, caratterizzate da stretti rapporti di interdipendenza tra gli attori, poca trasparenza e abuso del global sourcing, quella prassi di ricercare fornitori anche molto lontani per accedere a vantaggi di prezzo”, sottolinea Alessandro De Felice, Presidente ANRA, “in un mercato sempre più contraddistinto dal fenomeno dance, diventerà davvero difficile valutare in maniera corretta i rischi correlati a ciascuna delle forniture. In questo caso, il rischio complessivo sarà tanto minore quanto più flessibile è il modo in cui è pensata e strutturata la supply chain.”

Per far fronte a queste difficoltà, diventerà dunque fondamentale investire nell’analisi dei rischi di fornitura e della robustezza e capacità di adattamento della propria supply chain.

Una prassi non ancora abbastanza diffusa, secondo i dati dell’indagine RISE: poco più del 50% delle aziende, attualmente, ha un sistema di monitoraggio del rischio della fornitura. E laddove è presente, non sempre si dimostra strutturato e completo: solo 1 azienda su 3 infatti monitora più dell’80% dei propri fornitori.

Come evolvere il proprio modello di business?

Un’ulteriore strada da seguire sarà quella della servitization, o service transformation, l’evoluzione del modello di business dalla semplice vendita di prodotti all’offerta di servizi e soluzioni ai bisogni del cliente.

Fermo restando che tutti i processi operativi verranno toccati, più o meno pesantemente, dalla crisi, la vendita di prodotti, sistemi ed impianti prevede un forte rallentamento per il 75% delle imprese rispondenti secondo i dati RISE, mentre l’offerta dei servizi non solo risente meno dei cicli economici (calo significativo “solo” per il 44% delle imprese intervistate), ma consente di rafforzare la relazione con i clienti e differenzia dalla concorrenza.

È uno strumento che permette di rendere il proprio business resiliente, in particolare se si parla di “servizi avanzati”, abilitati dalle tecnologie digitali, quali ad esempio remote monitoring, e predictive maintenance.

“È importante ricordare che, sebbene la service supply chain sia meno esposta alle difficoltà dell’emergenza Covid, non ne è immune. Si prevedono, infatti, impatti molto elevati a causa del ricorso allo smart working (74%), alle restrizioni sulle trasferte (87%), che creano difficoltà a rispettare i livelli di servizio contrattuali con alcuni clienti”, aggiunge Alessandro De Felice.

Globalizzazione o localizzazione?

Per affrontare al meglio il post – emergenza, dunque, e la nuova normalità nella quale ci ritroveremo ad operare, si renderà necessaria una revisione non solo degli attuali modelli di business, ma della catena di fornitura stessa. La necessità primaria, in un contesto economico incerto, è quella di garantire la supply chain continuity. Per farlo, sarà essenziale puntare su filiere meno globali e più locali: una filiera corta è infatti più rapida, trasparente e prevedibile, e fonte di maggiore sicurezza per l’azienda.

L’importanza di valutare il rischio di fornitura

“La filosofia Lean negli ultimi decenni ha fatto ottenere alle imprese risultati straordinari consentendo il simultaneo miglioramento di efficienza ed efficacia, attraverso la messa in tiro delle catene del valore. Purtroppo, il persistere di condizioni di incertezza richiederà alle imprese di rinunciare ad un po’ di questa competitività (concretamente, ad un po’ di margini), per considerare anche la dimensione del rischio, oggi più che mai impossibile da trascurare”, spiega Marco Perona, Professore ordinario di Logistica Industriale presso l’Università degli Studi di Brescia e Direttore Scientifico del Laboratorio RISE.

Sarà inoltre necessario puntare su produzioni green, circolarità di modelli di produzione e consumo e fonti di energia rinnovabili, che contribuiscono ad aumentare la resilienza e ad allontanare altre crisi.