Recentemente è cresciuto l’interesse verso uno di questi modelli grazie al contributo della tecnologia e al proliferare di molti strumenti software di supporto, parliamo dell’electronic collaboration o come siamo più abituati a dire e-collaboration. Questo modello in realtà trae origine dagli studi sul lavoro collaborativo volti ad estendere i concetti di organizzazione del lavoro di gruppo a scenari in cui le persone non solo lavorano insieme per raggiungere obiettivi comuni, ma lo fanno in un contesto di fiducia a prescindere dal ruolo interno o esterno all’organizzazione. Questo significa un maggiore coinvolgimento nel gruppo, e quindi l’estensione del “team” a tutti gli elementi della catena del valore, dai fornitori al cliente finale. Se a questo si aggiunge l’esigenza di aggregare le competenze richieste dal gruppo includendo persone dislocate geograficamente in più punti distanti sul pianeta risulta evidente come l’allargamento del team assuma un connotato “virtuale”: le persone si trovano a lavorare insieme in posti diversi anche senza necessità di condividere lo stesso spazio fisico.
Per meglio inquadrare gli elementi fondanti dell’e-collaboration abbiamo voluto raccoglierli in una definizione:

L’e-collaboration è la condivisione organizzata di:

conoscenze
contenuti
competenze
in uno spazio di lavoro virtuale e delocalizzato tra persone o gruppi di persone (community) che collaborano e interagiscono in rete

La condivisione organizzata richiede i due elementi principali del lavoro collaborativo: la fiducia tra i partecipanti e una metodologia da essi conosciuta e applicabile. In questo la tecnologia fornisce esclusivamente la piattaforma applicativa, mentre la costruzione della fiducia passa attraverso altre discipline che rendono comunque insostituibile il contatto umano e l’interazione fisica relazionale. In altre parole, un buon team virtuale inizia un progetto con un primo (e non unico) incontro reale, soprattutto se le persone si trovano a lavorare insieme per la prima volta.
La metodologia va di pari passo con le finalità per cui si ricorre all’e-collaboration, un esempio tipico è la gestione dei progetti in cui è nullo il beneficio del ricorso ai team virtuali, se l’azienda non ha una cultura di progetto strutturata e consolidata o almeno una tendenza a dotarsene.
Conoscenze e contenuti sono due facce della stessa medaglia: si può venire più facilmente a conoscenza di qualcosa se si ha un supporto, un “contenuto” rintracciabile secondo percorsi mentali semplici, basati su parole chiave o concetti atomici. Un buon esempio di ciò sono le mappe della conoscenza usate nei progetti di classificazione dei contenuti e l’insostituibile motore di ricerca divenuto ormai una necessità. In questo caso la tecnologia può giocare un ruolo determinante nell’impostazione di un ambiente di collaborazione in rete.

Le competenze sono allo stesso tempo un ingrediente e un “prodotto” del luogo di collaborazione virtuale. Nella fase di costruzione dell’ambiente si introducono i partecipanti ritenuti più idonei per competenza a svolgere determinate mansioni, poi nel corso d’opera le interazioni tra i partecipanti evidenziano le competenze mancanti richiedendo l’intervento, o meglio la collaborazione, di partecipanti esterni al gruppo per consulenze mirate o per un’adesione più stabile al gruppo stesso. Questo fattore merita grande attenzione da parte di chi si occupa di sviluppo delle risorse umane, perché attraversa l’azienda lungo un asse orizzontale, prescindendo dai ruoli istituzionali e valorizzando le individualità più creative.

Infine la delocalizzazione dello spazio/tempo si realizza grazie all’uso della rete e delle possibilità di far convergere i canali di comunicazione e le funzioni/servizi su essi disponibili: audio/video conferenze, discussione via e-mail e/o web (mailing list, newsgroup), condivisione e modifica di documenti in tempo reale (co-editing), navigazione di gruppo (co-browsing), sondaggi, brain-storming sono solo alcune possibilità offerte dalla tecnologia di rete e che ormai stanno entrando nel vissuto lavorativo quotidiano grazie anche al novero di dispositivi di accesso non più limitati al solo computer da scrivania.

Fonte: articolo di
di Fabio Montuori, Webegg