idealo – il portale internazionale per la comparazione dei prezzi online, in Italia dal 2011 e disponibile in altre cinque nazioni europee – in occasione di Netcomm Forum 2018 ha realizzato un’indagine legata al cross border trade, ovvero la possibilità di vendere online anche all’estero, un’opportunità per tutti gli attori coinvolti nella digital economy. Abbiamo deciso di saperne di più e di fare quattro chiacchiere con Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia dell’Azienda.

 

Come mai in Italia c’è ancora questa reticenza ad aprirsi al commercio online in altri Paesi, sia per le aziende sia per i consumatori?

Nonostante l’e-commerce in Italia goda di ottima salute, con valori in costante aumento e previsioni secondo cui continuerà a crescere in questa direzione, sia le aziende che i consumatori del nostro Paese sembrano non aver ancora colto i vantaggi che il cross border trade può portare a tutti gli attori coinvolti. Per le aziende, aprirsi al commercio online transfrontaliero significa aumentare in modo esponenziale la propria platea, ma per farlo è necessario predisporre a dovere il proprio sito internet, tradurre in inglese o in altre lingue i contenuti, offrire la possibilità di pagare in valute differenti rispetto all’euro, dotarsi di un servizio di assistenza e di customer service che sia adatto a realtà internazionali e via dicendo, tutte attività che richiedono sicuramente tempo, denaro ed impegno, ma che – d’altro canto – aiutano a raggiungere risultati misurabili e tangibili. I consumatori, invece, forse devono solo essere sensibilizzati ulteriormente sui vantaggi di cui potrebbero godere, fugando ogni timore legato ad un acquisto attraverso uno store estero.

 

Qual è, invece, il paese europeo più vicino al cross border trade e come mai secondo voi?

La nostra analisi ha evidenziato che sono Spagna e Francia le realtà europee con la più alta percentuale di e-shop che vendono all’estero, ovvero il 50%, seguite da Regno Unito e Germania con il 48% e il 46%. Se pensiamo che in Italia solamente il 22% degli store vende al di fuori del Paese, ci accorgiamo subito che potremmo fare molto meglio per godere di quella che è una delle prime conseguenze della globalizzazione in ambito e-commerce. La  Germania, ad esempio, è molto aperta all’Europa e all’e-commerce, è uno dei mercati più importanti nel settore insieme al Regno Unito e potrebbe assicurare un pubblico di riferimento davvero ampio e interessato.

 

Quali sono i consigli utili che vi sentite di dare per invertire la tendenza?

Consigliamo alle aziende e agli e-consumer di informarsi bene per conoscere tutti i vantaggi che il cross border trade può portare. I consumatori, ad esempio, devono essere informati del fatto che ci sono prodotti che costano meno se acquistati al di fuori dell’Italia. Ad esempio, i notebook  costano in media il 14.9% in meno se acquistati in Spagna, mentre per acquistare un’asciugatrice o un paio di sneakers si può risparmiare più del 15% se acquistati in UK. Valutare acquisti anche al di fuori del proprio Paese permette di accedere ad un’offerta più ampia e a maggiori possibilità di sconto. Gli e-shop, invece, possono allargare il proprio bacino di utenza e di clientela, così che – viceversa – tanti consumatori stranieri potranno prediligere un prodotto italiano ad uno locale.

 

Per quanto riguarda invece l’e-commerce nostrano, il trend si mantiene positivo?

Assolutamente si, il report di “Casaleggio Associati” che è stato realizzato proprio nei giorni scorsi sullo stato dell’e-commerce in Italia rivela che l’e-commerce è l’unico settore che registra una crescita a due cifre. Anche i nostri dati parlano chiaro in tal senso, abbiamo una platea di circa 25 milioni di e-shopper ed il 78% di questi acquista almeno una volta al mese. I consumatori italiani stanno crescendo e sono interessati a cogliere le potenzialità di questo mercato, sono molto sensibili al tema dei prezzi e scelgono spesso il canale digitale proprio perché convinti che offra i maggiori margini di risparmio.

 

 

Se tutte le realtà italiane si avvicinassero al mondo dell’e-commerce aprendosi anche ad altri Paesi che cosa potrebbe cambiare per l’economia italiana?

Sempre leggendo dallo studio effettuato da Casaleggio Associati, il mercato e-commerce B2C in Italia ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro nel 2017, crescendo complessivamente dell’11% rispetto al 2016. Il 2018 si presenta per ora molto positivamente e chiuderemo l’anno con una crescita simile. Ciò senza considerare gli effetti di una possibile internazionalizzazione che purtroppo dalla maggior parte dei negozi online viene vista sì, come utile e necessaria, ma posticipata ancora di alcuni anni.  I settori che sono cresciuti maggiormente in termini di fatturato sono salute e bellezza (+39%), moda (+28%), alimentare (+24%). Settori dove l’Italia può puntare sulla forza dirompente del proprio Made in Italy. Attualmente circa il 30% di questo fatturato proviene dall’estero perché, come abbiamo visto, solo il 22% del negozi italiani è davvero attivo oltre confine. Se davvero tutti i negozi italiani si avvicinassero all’e-commerce si potrebbero generare crescite di circa 50 miliardi. Per fare un confronto, la prima spending review progettata dall’allora commissario Cottarelli per risollevare il paese, e poi non attuata, era pari a “solo” 30 miliardi di euro.

 

Per maggiori dettagli: https://www.idealo.it/azienda/idealo-netcomm-forum