La parola “retribuzione” di solito fa pensare ad un compenso economico. In realtà, il diritto italiano considera la retribuzione in senso più ampio come “il corrispettivo che spetta al lavoratore per l’attività lavorativa svolta” ed il “corrispettivo per il lavoro svolto da un dipendente o un collaboratore può essere sia di natura economica che  materiale.

Nella mia attività di direzione del personale in outsourcing mi capita sempre più spesso di definire delle retribuzioni di forma mista: una parte in denaro ed una in beni che tecnicamente vengono chiamati fringe benefit.

Che cosa sono i Fringe Benefit

I Fringe benefit sono Beni in natura che vengono messi a disposizione del dipendente in ogni momento anche non per esclusivo utilizzo lavorativo. I più comuni sono l’autovettura, il telefono cellulare, il computer, ma a questi si possono aggiungere altri beni o servizi quali la stipula di particolari assicurazioni non previste dal CCNL applicato, la locazione di abitazione, la concessione di beni prodotti dall’azienda o le cosiddette Stock option, ovvero la possibilità per il dipendente di acquistare o ricevere quote di azioni o partecipazioni dell’azienda per la quale lavora.

Perché sempre più aziende scelgono questa forma di retribuzione?

La prima risposta ovvia è: perché conviene!

Di seguito lo dimostrerò prendendo in esame i benefit più comuni, le regole di tassazione per il dipendente ed i costi che l’azienda sostiene effettivamente.

Trattandosi di beni in natura è infatti necessario definirne il valore componente il reddito per il dipendente e quindi assoggettato a tassazione e contribuzione.

Innanzitutto è bene precisare che se il bene ha nel complesso un importo inferiore a 258,23 non è soggetto a nessuna tassazione, mentre al superamento della soglia per l’intero valore vanno calcolati tasse e contribuzione.

Per i benefit superiori alla soglia sopraindicata valgono le seguenti regole.

Mense aziendali, prestazioni sostitutive, ticket restaurant e card elettroniche

Se l’azienda ha al Suo interno una mensa aziendale o stipula una convenzione con mense gestite da terzi o consegna ai dipendenti cesti per il vitto, allora nessun importo è tassato, così come per il riconoscimento dei ticket restaurant fino ad un importo giornaliero di € 5,29. Dal 2015 il limite di esenzione è stato aumentato da € 5,29 fino a 7, ma solo se vengono utilizzate le card elettroniche fornite dal gestore dei ticket restaurant.
Ad oggi però queste card sono ancora poco utilizzate. Il ticket, per avere il beneficio dell’esenzione, deve essere garantito a categorie omogenee di dipendenti, il che non significa tutti i dipendenti, ma anche una parte, purché non vengano discriminati dipendenti di pari livello o che svolgano la medesima attività. Dei ticket possono beneficiare, oltre ai dipendenti, anche i collaboratori.

Auto aziendali

Uno dei più comuni fringe benefit è l’auto o il mezzo di trasporto (autoveicoli, ciclomotori, autocaravan e motocicli)  che il datore di lavoro concede in uso ai propri dipendenti e per i quali occorre distinguere le tre opzioni di utilizzo:

–    veicoli concessi per uso esclusivamente aziendale,

–    veicoli concessi per uso promiscuo,

–    veicoli concessi per uso esclusivamente personale.

Al momento della concessione del veicolo al dipendente il datore di lavoro rilascia un’autorizzazione da mostrare in caso di controllo da parte della Polizia.

Il veicolo concesso per esclusivo utilizzo aziendale non determina alcun fringe benefit poiché in questo caso il mezzo è uno strumento necessario allo svolgimento della prestazione lavorativa. Per il datore di lavoro le spese sono deducibili dal reddito d’impresa per intero solo nel caso in cui i veicoli siano strettamente necessari all’attività, ovvero senza i quali non sia possibile lo svolgimento dell’attività stessa (si pensi all’autovettura per i tassisti). In tutti gli altri casi è prevista la deducibilità parziale del 20% con i seguenti limiti: € 18.075,99 per le autovetture (25.822,44 per gli autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio), 4.131,66 per i motocicli.

Nel caso di concessione del veicolo ad uso promiscuo, per l’impresa la deducibilità dei costi del veicolo è limitata al 70%. L’articolo 164 DPR 917/1986 prevede che tale deducibilità debba essere prevista per i veicoli “dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta” .

Per il dipendente il valore del fringe benefit costituisce reddito da valorizzare nel prospetto paga e, come tale, è assoggettato a tassazione e contribuzione. Tale valore si determina in modo convenzionale con il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 km stabilito sulla base del costo chilometrico definito ed aggiornato  annualmente dalle Tabelle ACI.Nel caso di un veicolo non presente in tabella è necessario prendere a riferimento le tariffe ACI relative ad un veicolo il più possibile vicino alle caratteristiche del modello in questione
Ricordo che per i dirigenti il valore dei fringe benefit costituisce reddito da sommare per il raggiungimento del trattamento minimo di garanzia previsto dai contratti nazionali applicati.

E’ prassi abbastanza comune che il datore di lavoro trattenga importi al dipendente anche di modico valore che dovrà poi fatturare annualmente. Tale trattenuta ha due vantaggi: permette all’azienda di recuperare l’iva  per intero ed al dipendente di diminuire l’imponibile fiscale e contributiva.

Nel caso di veicoli concessi per uso esclusivamente personale l’importo dell’auto definito dal valore di mercato o l’importo delle rate del finanziamento  è interamente tassabile come reddito di lavoro dipendente.
Per il datore di lavoro il costo è interamente deducibile ai fini delle imposte sui redditi ed il compenso in natura tassato in capo al dipendente rientra nelle spese per prestazione di lavoro.

Per gli amministratori di società, dal momento che rientra nel concetto di compenso, la sua determinazione e quantificazione deve essere indicata in una delibera assembleare:

– per le SPA, la competenza della delibera spetta all’assemblea ordinaria, salvo che non siano già previsti nell’atto costitutivo (art. 2354 c.c.).

– per le SRL, basta un consenso espresso per iscritto (art. 2479 c.c). Sia che l’attribuzione venga data ad un amministratore che ad un collaboratore coordinato e continuativo il valore da indicare nel prospetto paga e da assoggettare a reddito segue le stesse regole del lavoratore dipendente perché si tratta di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

fringe benefit

Fabbricati concessi in uso al dipendente

In questo caso la determinazione del reddito da dipendente si divide in tre opzioni:

–    fabbricati iscritti in Catasto senza obbligo di dimora,

–    fabbricati iscritti in Catasto con obbligo di dimora,

–    fabbricati che non devono essere iscritti in Catasto.

Nel primo caso il fringe benefit è calcolato sommando la rendita catastale del fabbricato con eventuali spese inerenti e sottraendo la somma versata o trattenuta al dipendente. Le spese inerenti al fabbricato sono, ad esempio, le utenze pagate dal datore di lavoro, mentre non sono da considerarsi le spese che per definizione rientrano nella rendita catastale, ad esempio l’ordinaria manutenzione.  Se l’immobile, pur iscritto al Catasto, è sprovvisto di rendita, il reddito di riferimento per il dipendente è calcolato considerando la rendita presunta attribuibile all’immobile secondo le regole delle imposte sui redditi.

Nel secondo caso, riferito alla concessione in uso dell’immobile al portiere dello stabile, il reddito è determinato dal 30% alla rendita catastale del fabbricato più le spese inerenti, meno la somma versata o trattenuta al dipendente.

Per quanto riguarda i fabbricati non iscritti a catasto, si pensi ad esempio ai fabbricati situati all’estero, il reddito da lavoro dipendente è calcolato come la differenza tra il canone di locazione e la somma versata o trattenuta al dipendente. Tale criterio si applica senza alcuna riduzione anche qualora esista l’obbligo di dimora.

Per la determinazione del reddito d’impresa i canoni di locazione, anche finanziaria, e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti sono deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per i dipendenti stessi.

Concessione di polizze assicurative a beneficio dei propri dipendenti per assicurarli da rischi professionali e/o extra professionali

L’importo versato dal datore di lavoro a favore del dipendente costituisce reddito in capo a quest’ultimo. Non sono invece assoggettabili a contribuzione le somme versate a finanziamento di assicurazioni previste espressamente dai contratti collettivi di lavoro, accordi o regolamenti aziendali.

Prestiti agevolati concessi al dipendente

Se l’azienda vuole aiutare un dipendente, concedendogli un prestito agevolato, l’importo del fringe benefit si calcola sul valore del tasso di interesse calcolato come la differenza tra il tasso ufficiale di riferimento (stabilito per legge) e il tasso di interesse effettivamente applicato dal datore di lavoro (generalmente pari a zero). La differenza al 50% sarà il nuovo imponibile da conteggiare per il calcolo delle tasse e contributi al dipendente. Questa regola si applica anche a forme di finanziamento concesse da terzi come banche ed assicurazioni con i quali il datore di lavoro abbia stipulato accordi o convenzioni, anche in assenza di particolari oneri a proprio carico. In questo caso, può capitare che il datore di lavoro contribuisca in misura percentuale all’abbattimento del tasso di interesse applicati dall’istituto di credito, erogando direttamente sul conto corrente del dipendente un contributo. In questo caso è necessario seguire una procedura ben definita così da abbattere l’imponibile contributivo e fiscale in capo al dipendente.

Stock option

Questo strumento retributivo, molto comune all’estero, è utilizzato per la fidelizzazione di dipendenti ritenuti strategicamente importanti per l’azienda.  Il datore di lavoro offre ai dipendenti il diritto a sottoscrivere o acquistare un pacchetto azionario della stessa società o di altra società dello stesso gruppo in un arco temporale definito e ad un prezzo predeterminato. La disciplina, vigente dal 25 giugno 2008, prevede tra le fattispecie di esclusione dalla base imponibile contributiva i ”redditi da lavoro dipendente derivanti dall’esercizio di piani di stock option”, mentre stabilisce la totale imponibilità fiscale come reddito di lavoro dipendente.

Questa regola si applica per le azioni assegnate a decorrere dal 25 giugno 2008 a prescindere dalla data di delibera dei piani di stock option (la data di assegnazione coincide con quella di esercizio dell’opzione, indipendentemente dal fatto che la materiale emissione o consegna del titolo avvenga in un momento successivo come affermato dalla circolare Agenzia Entrate 54/E/2008).

Per quanto riguarda le stock option attribuite precedentemente al 25 giugno 2008 si applica il vecchio regime agevolato che prevede l’esclusione dall’imponibile contributivo e fiscale alle seguenti condizioni:

–    il prezzo pagato dal dipendente doveva essere almeno pari al valore delle azioni alla data dell’offerta del diritto di opzione;

–    le partecipazioni possedute dal dipendente dovevano rappresentare una percentuale di diritti di voto nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale inferiore al 10%;

–    l’opzione doveva essere esercitabile non prima che fossero scaduti tre anni dalla sua attribuzione;

–    al momento in cui l’opzione diveniva esercitabile, la società doveva risultare quotata in mercati regolamentati;

–    il beneficiario doveva mantenere almeno per i cinque anni successivi all’esercizio dell’opzione un investimento nei titoli oggetto di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente.

Altre tipologie di fringe benefit

Esistono poi ulteriori categorie di fringe benefit, quali cesti natalizi, viaggi premio a singoli dipendenti, pagamento di energia elettrica concessa ai dipendenti, cellulare per uso anche privato, vestiti non attinenti all’attività lavorativa o buoni non costituiti da documenti di legittimazione, servizi di trasporto ferroviario.

Ma cosa succede se non ho un valore definito del fringe benefit? Ad esempio se un’azienda regala un bene prodotto dalla stessa azienda ai propri dipendenti?

In questi casi è necessario definire un valore “normale”, vicino all’importo che il dipendente avrebbe pagato se lo avesse acquistato normalmente.

Riepilogo sotto le definizioni di calcolo del prezzo da indicare come fringe benefit previste dal Testo Unico sui Redditi all’articolo 9:

–    Il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie o similari rispetto a quello per il quale si deve determinare l’ammontare in denaro;

–    Il prezzo in condizioni di libera concorrenza al medesimo stadio di commercializzazione;

–    Il prezzo nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati e, in mancanza nei tempi o luoghi più prossimi.

Per la determinazione dei valori si utilizzano i listini, le tariffe del soggetto che ha fornito i beni o servizi e, in mancanza, i listini delle camere di commercio o le tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso.

E’ bene, in fine, ricordare che il valore del fringe benefit, essendo considerato parte della retribuzione, deve essere conteggiato anche nel calcolo del trattamento di fine rapporto.

Come abbiamo visto, la gamma dei beni con cui le aziende possono retribuire parte del lavoro svolto da dipendenti o collaboratori è ampia. C’è, come si suol dire, l’imbarazzo della scelta.

Sostituire un benefit alla retribuzione è un’opportunità per l’azienda che risparmia in termini di costo e, allo stesso modo, può essere un’opportunità per il dipendente che seppur tassati, ha a disposizione beni quali auto, un prestito a tassi decisamente agevolati o, perché no, ha la possibilità di diventare socio della stessa azienda per cui lavora.
Per redditi medi ed elevati sostituire un aumento monetario con un benefit percepito utile dal dipendente può essere un efficace strumento di motivazione.

A tal proposito è bene precisare che la tipologia del benefit non è irrilevante. Lo stesso benefit infatti può avere, al di là del valore economico, un valore emotivo diverso da persona a persona. Quindi, al di là della convenienza sopra dimostrata dei benefit, un loro uso strategico può fare davvero la differenza per aumentare il livello di engagement in azienda.

Articolo a cura di Simone Colombo
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