L’azienda, che apprende e innova non sempre si basa su una struttura organizzativa rigidamente gerarchica, ma lascia spazio alla collaborazione tra le risorse umane attraverso un approccio di condivisione e  di utilizzo degli strumenti web.

Nell’era dei mercati conversazionali e della sharing economy è fondamentale sensibilizzare su un tema non del tutto nuovo, ma decisamente rilevante per muovere il criceto delle idee attraverso una visione tridimensionale basata su individui, tecnologia e organizzazione.

Stiamo parlando del concetto di Social Collaboration. Per spiegarla utilizziamo la definizione data da Stefano Besana ed Emanuele Quintarelli, che recentemente hanno realizzato il Social Collaboration Survey 2013: la Social Collaboration è “un insieme di strategie, processi, comportamenti e piattaforme digitali che consentono a gruppi di persone in azienda di connettersi, interagire, condividere informazioni e lavorare verso un comune obiettivo di business”.

                          

Favorire un simile approccio significa privilegiare e premiare il personale collaborativo e partecipativo innescando momenti di  proattività, coinvolgimento, motivazione. Le aziende devono cambiare rotta e muoversi, da un lato secondo la logica innovativa dettata dagli Enterprise Social Network, e dall’altro attraverso l’implementazione di modelli di valorizzazione e di coinvolgimento delle risorse umane.

I fattori chiave volti a creare un environment aziendale Social Collaborative sono:

1) democrazia,

2) trasparenza

3) partecipazione.

Creare un’impresa social collaborative occorre pertanto partire dai suddetti punti e creare una squadra che si muove verso obiettivi comuni.

Ma le aziende italiane come si muovono in ambito di strategia di social collaboration?
La risposta e’ contenuta per l’appunto  nel Social Collaboration Survey 2013, che come abbiamo anticipato è stato curato da Stefano Besana ed Emanuele Quintarelli.

Qual è lo scopo del Social Colaboration Survey?

Scopo della ricerca e’ stato quello di entrare  nelle aziende italiane mappando il territorio delle pratiche collaborative per portarne a galla segreti e strategie di sucesso.

Le aziende italiane prese in esame sono state 300 e l’analisi della collaboration è partita considerando i seguenti milestones:

1)    cultura,

2)    organizzazione,
 
3)    processi,

4)    tecnologia,

5)    misurazione.

In particolare le domande poste agli intervistati sono riepilogate nella seguente tabella:

Social Collaboration: i risultati della ricerca

La ricerca ha evidenziato che gli intervistati considerano la social collaboration non un fenomeno passeggero, ma decisamente durevole che avrà sempre più impatto a livello aziendale nei prossimi 3 anni (lo dice il 75% degli intervistati). C’è altresì la consapevolezza che simili iniziative innovative e social debbano essere figlie di una forte sponsorship del Top Management, che deve sensibilizzare e diffondere questo tipo di cultura aziendale e innescare un meccanismo di stimolo al cambiamento.

La social collaboration nella grande azienda e nella PMI

E’ emersa una differenza di vision sulla social collaboration tra grande azienda e piccola azienda, in termini di cultura, la vicinanza al business e la barriera di adozione.

Gli elementi che frenano le aziende a intraprendere la strada della social collaboration sono la scarsa comprensione del potenziale insito nella collaboration da parte del top-management, oltre alla  difficoltà di individuare le modalità più consone per  misurare un ritorno dell’investimento o l’impatto di benefici intangibili.


 
E’ importante sottolineare che collaborare genera un valore tangibile per l’impresa derivante da più fonti:

a)    L’utilizzo delle piattaforme social aumenta l’efficienza dell’impresa per il 43% degli intervistati

b)    Per il 40% si ha un repurposing della conoscenza

c)    Per il 30% si ha un miglioramento a livello di coordinamento dei progetti

d)    Per il 30% la collaboration aiuta ad essere sempre aggiornati sulle iniziative dei colleghi.

“C’è ancora tanta strada da fare invece in termini di radicamento delle iniziative tra gli individui ed i gruppi in azienda” – spiegano Stefano Besana ed Emanuele Quintarelli“Per la maggioranza dei partecipanti alla survey un’adozione pervasiva è ancora lontana dato che solo una piccola percentuale dei dipendenti (<30%) è già coinvolta tramite strumenti 2.0. Meno del 10% delle aziende ha invece raggiunto il traguardo di un’adozione virtualmente totale (>75% dei dipendenti)”.

A livello di budget c’è ancora poco spazio per la social collaboration (<10k):  “Un budget destinato meno alla tecnologia e più a persone e strategia”.

Per scaricare la ricerca e analizzare in dettaglio i risultati, visitate il sito http://socialcollaborationsurvey.it/