Quando ci apprestiamo ad affrontare un processo di pianificazione aziendale, occorre anche dedicare attenzione al fattore incertezza e rischio. Questo focus è molto importante perchè permette di ipotizzare scenari distinti a cui l’azienda può andare incontro.

La pianificazione aziendale è un elemento fondamentale all’interno della gestione aziendale. Non sempre si dedica attenzione e tempo a questo momento. Molte PMI navigano ancora a vista trascurando di definire obiettivi, risorse necessarie, investimenti da attuare nel lungo periodo, modalità di gestire squilibri finanziari. Pianificare significa considerare diversi aspetti e cercare di anticipare certi situazioni:

– possibile ingresso sul mercato di nuove tecnologie

– le strategie dei concorrenti

– nuove leggi, che possono dare impulso o limitare il business

– Valorizzazione delle risorse

– analisi ed equilibrio economico, patrimoniale e finanziario della mia gestione aziendale.

 

Pianificare significa anche stare al passo con la tematica della Crisi d’impresa e i sistemi di allerta da monitorare.

Fare pianificazione aziendale non significa avere la bacchetta magica e prevedere tutto quello che può accadere. Significa piuttosto conoscere il contesto in cui si opera e saper reagire in n certo modo qualora si verificasse un determinato evento o condizione esogena od endogena all’azienda.

Secondo Renzo Rosin, autore del libro “Business planning, strategia e valutazione finanziaria“, edito da Hoepli, l’assunto di base del procedimento di analisi e valutazione dell’incertezza e del rischio, è che si possa ragionevolmente assegnare delle misure soggettive di probabilità a ciascuna delle diverse strategie praticabili.

 

Come definire gli scenari: la pianificazione dell’incertezza

Come avrete ben compreso, fare pianificazione aziendale significa raccogliere una serie di opzioni possibili, analizzarle e modellare i possibili scenari caratterizzati da diversi mix economici, finanziari, produttivi e commerciali.

Tutto questo lavoro deve essere il frutto di un’attenta analisi valutativa dei seguenti fattori:

– contesto di riferimento in cui si opera,

– trend che stanno emergendo,

– ambiente competitivo e delle sue peculiarità

– interessi e comportamento del nostro target clienti.

Un simile approccio richiede un’adeguata miscela tra quelli che sono i big data e quelli che abbiamo definito in un precedente articolo di Thick data o dati spessi. Relazionare queste due tipolige di informazioni può davvero contribuire a migliorare la nostra pianificazione aziendale.

pianificazione aziendale

Fig. 1 immagine tratta dall’articolo “Why Big Data Needs Thick Data” di Tracy Wang

Perchè? La risposta è semplice andiamo delineare strategie attraverso l’analisi interpretativa del dato sia di tipo quantitativo che qualitativo.

E’ bene ricordare che i risultati che si ottengono dai diversi scenari ipotizzati, non hanno la stessa probabilità di verificarsi e pertanto occorre procedere a dare definire dei pesi con la possibile rispettiva probabilità di accadimento.

Secondo Rosin, il valore medio costituisce di per sè un’indicazione più affidabile rispetto alla misura deterministicamente calcolata utilizzando un solo scenario; infatti considerando un valore medio atteso,  comparandolo con i risultati dei possibili scenari delineati, ci permette di avere un comportamento più reattivo alla situazione:

– calcolato nel caso di uno scenario ottimistico, questo approccio ci indica l’elasticità della strategia già prescelta in relazione alle opportunità che potranno presentarsi.

– calcolato nel caso di uno scenario pessimistico, invece ci permette di tener conto degli elementi di rischio e di massima perdita potenziale.