Meglio lavorare da soli o in squadra?

La maggior parte dei dipendenti italiani ritiene di rendere meglio lavorando in team, ma solo a condizione di compiere un piccolo sforzo. Pochi pensano infatti che lo spirito collaborativo sia innato: al contrario, la capacità di cooperare proficuamente con i colleghi si affinerebbe nel tempo, soprattutto grazie all’impegno, all’esperienza e all’acquisizione di specifiche social skills. Sono queste le principali evidenze emerse dall’ultimo Randstad Workmonitor, indagine dedicata nel terzo trimestre 2014 al tema della collaborazione professionale, sempre più apprezzata e praticata sul luogo di lavoro.
In particolare, emerge dai dati raccolti da Randstad, secondo player al mondo nei servizi di risorse umane, un generale cambiamento nell’approccio al lavoro: a individualismo e rivalità tra colleghi si sostituisce una maggiore predisposizione alla collaborazione, frutto della convinzione che il lavoro di squadra migliori  le prestazioni professionali. Basti pensare che poco più di un italiano su tre – il 37% del campione, costituito da lavoratori di età compresa tra i 18 e i 65 anni – pensa che la cooperazione non sia richiesta nel proprio ambito di lavoro; al contrario, quasi 7 dipendenti su 10 sostengono di ottenere performance migliori in team.

 


Il “gioco di squadra” si rivela dunque un modello vincente e, per questo, da coltivare. Anche perché la predisposizione alla cooperazione con i colleghi non sarebbe né spontanea né naturale, almeno stando al giudizio degli italiani. Solo il 56% degli intervistati pensa infatti alla propensione alla cooperazione professionale come a una dote spontanea: l’Italia e pochi altri Paesi – Cile, Turchia, Messico e Spagna – si distinguono in tal senso dal resto del mondo, dove quella alla collaborazione è invece percepita come un tendenza quasi “congenita”.

E’ convinzione diffusa in Italia che lavorare in team richieda specifiche competenze sociali e, in particolare, una forte consapevolezza delle esigenze degli altri componenti del gruppo, così da trovare la strada giusta per operare insieme. Proprio l’importanza riconosciuta alla collaborazione indica dunque nelle “social skills” una nuova frontiera del mondo del lavoro.

E chi cerca lavoro è allora avvisato: l’epoca dell’individualismo e della rivalità con i colleghi è finita, sin dai colloqui le aziende sono a caccia di professionisti pronti a fare gioco di squadra.