I costi delle operazioni correlate al disaster recovery sono diventati molto più bassi con l’avvento del cloud. Ne parliamo con Alessandro Felici, esperto di recupero dati hard disk e titolare di Recovery Data a Roma. Da sempre appassionato di informatica, nel 2005 Felici si è specializzato nel disaster recovery, e nel 2011 ha avviato Recovery Data, mettendo a disposizione i propri servizi non solo a Roma ma anche nel resto d’Italia. Il recupero dati viene garantito per dispositivi di tutti i tipi, sia mobili che fissi, a prescindere dal sistema operativo installato, Linux, Mac o Windows. L’efficienza e la professionalità sono i punti di forza dell’attività, le cui value proposition sono no data no cost e la disponibilità di preventivi gratuiti in 4 ore.

Alessandro, quali sono i benefici che derivano dal disaster recovery as a service?

Grazie al cloud, che si basa su una tipologia di tariffazione pay per use, gli investimenti che è necessario effettuare per supportare la business continuity nel migliore dei modi sono molto meno onerosi, dal punto di vista economico, rispetto al passato. Per di più, la nuvola offre la possibilità di aggiungere risorse con un approccio granulare. I vantaggi offerti non si esauriscono qui, perché c’è da tenere conto anche della velocità delle ripartenze di cui si può approfittare anche nel caso in cui si verifichino avvenimenti disastrosi: si pensi, per esempio, a un’alluvione o a un terremoto che potrebbero mettere fuori causa diversi siti attigui. Le applicazioni e i dati in cloud, infatti, possono essere replicati in luoghi differenti senza problemi.

Quali sono le conseguenze di un fermo non programmato?

Come è facile intuire, i costi di un fermo non programmato possono essere molto consistenti: in primo luogo c’è da calcolare i danni che vengono provocati alla reputazione dell’azienda, e in più si deve tenere conto delle opportunità di business che non possono essere colte. Si stima che il costo di downtime sia in media pari a 5.600 dollari al minuto. Facile capire che cosa potrebbe succedere se il periodo si allunga molto di più. I servizi di disaster recovery garantiti dal cloud possono essere distinti in tre categorie (backup su cloud e ripristino del cloud; backup su cloud e ripristino su cloud; replica su macchine virtuali nel cloud): in qualsiasi caso, però, i risultati sono assicurati.

Come vengono messi a punto i progetti di disaster recovery?

L’attuazione delle strategie di disaster recovery avviene solo in presenza di una catalogazione delle varie tipologie di disastri che si possono verificare e dei diversi fattori di rischio. Le azioni che hanno a che fare con le inondazioni, i terremoti e più in generale i disastri naturali si basano su strategie correlate a misure preventive che dipendono dalla disponibilità di previsioni e dati dello stesso tipo. A fronte di informazioni previsionali in ambito meteo, per esempio, è possibile dare il la ad azioni che consentono di contenere i potenziali danni o comunque i fattori di rischio. Sempre in tema di fattori di rischio, comunque, non possono essere trascurati quelli che riguardano eventuali malfunzionamenti o gli interventi umani.

Gli incidenti possono sempre capitare

Certo, ma oltre agli eventi accidentali ci sono anche i sabotaggi e le azioni deliberate. I malfunzionamenti, in sostanza, possono essere distinti in volontari e involontari. I primi sono quelli che vengono causati in maniera deliberata allo scopo di provocare un danno; gli altri sono quelli dovuti a un errore umano o a un guasto di un apparato. In tutte le circostanze, però, è fondamentale praticare delle forme di controllo specifiche, inclusa la pianificazione di attività di testing.

Se volessimo definire il disaster recovery, quali concetti potremmo chiamare in causa?

In linea di massima quando si parla di disaster ricovery si fa riferimento a tutte quelle strutture e misure di carattere organizzativo grazie a cui gli apparati IT delle aziende vengono messi in condizione di superare le emergenze. Lo scopo è quello di evitare che un incidente o qualsiasi altro imprevisto accidentale mettano a repentaglio il corretto funzionamento delle strutture. Insomma, il disaster recovery non è altro che il recupero dei dati, includendo in questo insieme anche le funzionalità operative.

Serve avere un sistema di ripristino rapido?

Diciamo che da quando è disponibile il cloud un sistema di ripristino rapido non è così utile: in passato vi si ricorreva a ragione per assicurarsi la business continuity, ma questo voleva dire spendere molti soldi per assumere personale qualificato, per investire in sistemi e infrastrutture e per gestire uno spazio condizionato e cablato. Con la nuvola tutto questo non è più necessario, e ci si può servire delle risorse rese disponibili da un provider per garantire a qualsiasi impresa la continuità operativa, attraverso uno spazio riservato in un ambiente cloud predisposto presso una struttura informatica ad elevata sicurezza.