In un sistema economico altamente complesso, ipercompetititivo e fortemente trainato dalla tecnologia gli studi di fattibilità possono rappresentare uno strumento core ai fini del supporto delle decisioni strategiche aziendali.

L’analisi di fattibilità si identifica sempre più spesso con una logica trasversale, che va a coinvolgere attori funzionali operanti in diverse aree aziendali: economisti, analisti di mercato e finanziari, ingegneri e consulenti con competenze tecnico specialistiche variegate.

Quale metodologia?

Non esiste una metodologia generale da seguire in modalità standard; infatti ogni realtà aziendale a secondo del settore di competenza e della struttura organizzativa può avere necessità di modelli di Business Plan con caratteristiche differenti.
 A tutto questo si deve aggiungere una crescente incertezza e prevedibilità degli scenari futuri, che possono subire repentini cambiamenti.

Secondo, il Prof. Antonio Ferrandina, autore del libro dal titolo Il BUSINESS PLAN. Guida Strategico-Operativa, giunto ormai alla sua V edizione, in un sistema così incerto e difficilmente standardizzabile è necessario fare riferimento a ad alcuni punti strategicamente importanti, che andiamo a riepilogare qui di seguito:
 
–    forte obiettività,

–    intuito,

–    sensibilità nella raccolta delle informazioni,

–    meticolosità nella definizione del “taglio” da dare all’analisi,

–    sviluppo di un approccio articolato su competenze multifunzionali.

Antonio Ferrandina, pertanto suggerisce un modello di analisi per business plan caratterizzato da “un insieme  di principi, linee guida, da adattare di volta in volta a secondo delle peculiarità intrinseche ed estrinseche del business oggetto di studio. Un altro aspetto importante è rappresentato dagli obiettivi soggettivi da realizzare”.

Quali variabili?

L’azienda deve essere considerata come un’organizzazione, che opera nell’ambito di un ecosistema in cui la “la sopravvivenza del sistema impresa stesso è inevitabilmente legata all’interscambio che la stessa stabilisce con l’ambiente”. In altre parole, l’organizzazione che apprende  deve muoversi all’interno di un framework articolato e orientato a prendere in esame:

–    variabili endogene ed esogene,

–    il micro-ambiente, distinto in transazionale e competitivo,

–    macrosistema (l’ambiente generale “approcciato” in ambito economico-finanziario, politico-istituzionale, demografico-sociale, scientifico-culturale.

L’insieme dei suddetti aspetti pertanto contribuisce a determinare opportunità e vincoli, punti di forza e di debolezza.

E’ fondamentale prendere poi in esame l’arena competitiva e i player presenti facendo riferimento a tre aree strategiche:

1)    Mercato

2)    Tecnologia

3)    Organizzazione.

I suddetti 3 punti sono quelli da cui deve scaturire lo studio di fattibilità declinato rispettivamente nell’ambito del marketing, di quello tecnico ed organizzativo.

Per avere ulteriori spunti e suggerimenti sul modus operandi di  definizione di un pano di fattibilità economico finanziario e strategico suggeriamo di leggere il libro di Antonio Ferrandina, che abbiamo citato precedentemente: una vera guida per approcciare in modo professionale e con spirito critico il tema del business plan con grande praticità e completezza. Il libro, tra l’altro è corredato da uno specifico software – BUSINESS PLANNER 2.0, che permette di redigere in modo guidato e sequenziale il piano di fattibilità, producendo un report finale molto professionale.