Essendo responsabile della sicurezza, il datore di lavoro ha l’obbligo di verificare che i macchinari industriali siano conformi ai requisiti di legge. Se così non fosse, nel caso di un infortunio subìto da un dipendente che possa essere ricollegato al mancato rispetto dei requisiti di sicurezza, sarà proprio il datore di lavoro a doverne rispondere. L’assenza di requisiti di sicurezza tuttavia non è sempre facilmente identificabile. Infatti non vale l’equazione secondo cui la presenza del marcio Ce sul macchinario vuol dire che una macchina è sicura mentre la sua assenza invece no.

Le responsabilità del datore di lavoro

Il datore di lavoro non viene esonerato dalla responsabilità per effetto della competenza tecnica del costruttore e dell’affidamento che viene riposto nella sua notorietà. Per capire meglio di che cosa si tratta, possiamo fare riferimento a una sentenza menzionata sul sito di Sicurya – azienda specializzata nella consulenza in materia di sicurezza sul lavoro – che concerne l’infortunio occorso a un lavoratore impegnato in uno stabilimento presso un macchinario impiegato per la produzione della pasta.

Sicurya propone un ampio ventaglio di servizi riguardanti la sicurezza sul lavoro, l’ingegneria dell’affidabilità, l’analisi del rischio industriale e i processi di ricerca e sviluppo. Tutte le attività di consulenza specialistica che vengono erogate sono supportate da approfondimenti che hanno lo scopo di migliorare il servizio sulla base dello sviluppo del know-how interno. Ciò è possibile per merito di uno staff di tecnici che applicano a tutte le attività le procedure di ricerca e sviluppo. All’analisi del rischio si abbinano, poi, ricerche di tipo RAMS destinate all’investigazione di aspetti correlati ai sistemi che sono oggetto di analisi, non solo riguardanti le dinamiche della sicurezza.

L’episodio contestato

Ma torniamo all’episodio a cui si è fatto cenno in precedenza. Il lavoratore protagonista del fatto aveva subìto un infortunio presso un macchinario destinato all’estrusione degli impasti che l’impresa aveva comprato 4 anni prima. In particolare, nel macchinario si era incastrata della pasta, e l’addetto si era adoperato per tentare di rimuoverla. A questo scopo aveva sollevato il carter incernierato di protezione, privo di sistemi di interblocco e dotato di maniglia, senza premurarsi di spegnere prima il motore. Proprio perché non era presente un sistema di blocco che potesse entrare in funzione nel momento dell’apertura del carter, le spatole in movimento dei macchinari di compressione della pasta non avevano smesso di funzionare, e così l’operaio aveva subìto lo schiacciamento del primo dito della mano destra.

L’opinione dei magistrati

Nell’occasione era stata rilevata da parte dei giudici di merito l’assenza di un tasto di emergenza sul macchinario che consentisse di arrestare l’impianto situato a poca distanza dall’operaio. Per di più, anche quando il carter rimaneva chiuso era possibile infilare le dita di lato (il che avrebbe determinato una situazione di pericolo, visto il movimento delle parti meccaniche mobili), e mancavano dei pittogrammi o dei cartelli che segnalassero il pericolo determinato dal movimento degli organi. In pratica, il datore di lavoro aveva violato i commi 1 e 4 degli articoli 70 e 71 del D. Lgs. n. 81 del 9 aprile del 2008, ma anche l’articolo 37.

Che cosa ci insegna questo avvenimento

Da tale episodio si può dedurre che i macchinari di lavoro che vengono utilizzati dagli operai di uno stabilimento devono risultare in linea con le disposizioni legislative di recepimento specifiche delle direttive comunitarie di prodotto e comunque fornire un livello di sicurezza adeguato. Non solo: è indispensabile che i lavoratori siano formati in maniera appropriata in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Infine, l’affidamento nella competenza tecnica del produttore dei macchinari non è condizione sufficiente per esonerare il datore di lavoro dalle proprie responsabilità.