Il percorso che porta da una business idea a una startup è certamente articolato. Ci sono molte cose di cui tenere conto e anche molte soluzioni che aiutano a concretizzare il proprio sogno.
Vediamo insieme quali sono gli step per passare da una business idea a una startup.

Da una business idea a una startup: i 3 passi verso il successo

Step 1: la validazione
Uno degli ostacoli più importanti in cui si rischia di inciampare durante il processo che porta da una business idea a una startup è innamorarsi della propria idea. Capita quando partiamo da una soluzione invece che dal problema.

Il rischio è di perdere tempo e denaro per sviluppare una soluzione che potrebbe non essere quella più adatta per quello specifico problema. Quella per cui il maggior numero di persone sarebbe disposta a pagare pur di averla.

La prima cosa da fare dunque è assicurarsi che l’idea abbia davvero un mercato e per farlo dobbiamo passare dalla fase di validazione.

La validazione consiste in una serie di attività e misurazioni che permettono di ottenere dati concreti su come la nostra idea verrà accolta dal mercato.

L‘approccio lean, che sta alla base dell’efficace validazione di una startup, prevede infatti di “interrogare” il mercato ed eventualmente di modificare l’idea sulla base dei dati ottenuti (pivot). Gli strumenti più usati in questa fase sono interviste o somministrazioni di questionari al target di riferimento.

Se non si sa da dove partire per realizzare tutte le attività e le misurazioni necessarie, si può ricorrere a programmi di incubazione specifici, appositamente pensati per sostenere e guidare il team in questa fase così delicata.

Step 2: il pre-seed
Quando parliamo di fase pre-seed intendiamo il periodo di tempo che intercorre tra la validazione dell’idea e l’ingresso sul mercato.

Nel passaggio da una business idea a una startup, questo è il momento centrale: quello in cui l’idea prende forma attraverso metodologie ben precise. Vediamo quali.

Si parte dalla redazione dello Startup Canvas, il Business Model Canvas appositamente pensato per i progetti di startup. Grazie a questo strumento, condiviso da tutto il team, sarà possibile strutturare tutti i processi chiave di una startup e focalizzarsi sugli aspetti davvero importanti per strutturarla al meglio.

Si prosegue poi con la realizzazione dell’identità digitale, attraverso la scelta del naming e del logo, fino alla definizione dell’immagine di brand coordinata, che verrà poi declinata su tutti gli asset di comunicazione.

È il momento quindi di passare alla creazione di un MVP (Minimum Viable Product), il prototipo del prodotto, al minimo del suo funzionamento, che permetterà di ottenere dei feedback realistici senza l’effort economico e di tempo di uno sviluppo completo.

Dopo aver testato il mercato con l’MVP, ed aver eventualmente modificato il prodotto in conseguenza dei risultati del test, il team è pronto a realizzare un investor deck con cui avviare una prima raccolta fondi.

Step 3: la traction
La fase di traction è quella in cui si lavora per far crescere e scalare una startup già presente sul mercato, fissando dei precisi obiettivi da raggiungere.

L’idea viene proposta ai cosiddetti early adopter, la categoria di consumatori che sperimentano per primi nuovi prodotti e servizi. Monitorando i risultati di questa prima adozione con l’approccio del growth hacking e utilizzando un funnel AAARRR si definiranno gli strumenti per la generazione di lead.

A questo punto sarà fondamentale definire come misurare il raggiungimento o meno degli obiettivi di crescita prefissati e per farlo bisognerà scegliere le metriche più adatte.

Tra queste, alcune tra le più interessanti sono il fatturato complessivo, la quantità di prodotti venduti, il margine medio di vendita e il numero di nuovi clienti.

Parallelamente alle attività di primo approccio al mercato, il team dovrà lavorare alla ricerca di nuovi finanziamenti, che le permettano di scalare.

Tra i principali strumenti di fund raising c’è l’Investor Deck.

L’Investor Deck è il documento da presentare ai potenziali investitori per ottenere i finanziamenti e include al suo interno il Business Plan e l’Elevator Pitch.

Il Business Plan è il cuore del progetto, perché definisce gli aspetti economico-finanziari dell’impresa. Il documento è composto da un executive summary, una descrizione del prodotto, i suoi futuri sviluppi, l’analisi di mercato ed un piano finanziario con costi di avviamento e prospettive future di revenues.

L’Elevator Pitch è la descrizione del progetto che la startup presenta ai potenziali investitori. Deve essere efficace, ma sintetica: la sua durata infatti non dovrebbe superare i 5 minuti, il tempo di un giro in ascensore, per l’appunto.

Se la presentazione risulterà convincente per uno o più investitori, la startup riceverà il finanziamento. La somma verrà investita per implementare le risorse umane, tecnologiche e logistiche necessarie per affrontare il mercato in modo più strutturato.

A questo punto, se le analisi, le misurazioni e gli adattamenti messi a punto precedentemente saranno stati realizzati correttamente, la startup inizierà a crescere rapidamente e a trasformarsi in una realtà imprenditoriale di successo.