Da qualunque parte lo si guardi, il gioco pubblico, comprese le slot machine gratis, continua a rappresentare la spina nel fianco del Governo, poiché l’accordo con le Regioni continua a “latitare” ed ancor di più la sintonia con gli Enti Locali che non sono proprio soddisfatti delle misure inserite nella proposta di riforma presentata dal sottosegretario Pier Paolo Baretta relativamente il tema delle distanze e degli orari. Le distanze sono “alquanto lontane” per trovare un accordo che soddisfi e gli orari poi sono sempre più “personalizzati” ed applicati in base ai fabbisogni dei vari territori.

Come chi ama il settore ludico sa, i termini previsti per questo accordo dalla Stabilità 2016 sono scaduti più che abbondantemente e se non interviene una sorta di “miracolo” in questi giorni nei quali si potrebbe (sottolineato) riaprire un colloquio in Conferenza Unificata, l’impegno della stessa è miseramente fallito insieme a tutti i vari tavoli di lavoro che si sono “sprecati” per non addivenire… ad alcunché di concreto. Prima ancora della Legge di Stabilità 2016, che chiedeva come detto alla Conferenza Unificata di raggiungere un’intesa sul gioco entro il 30 aprile 2016, la legge n. 23 del 2014 aveva già delegato al Governo questo benedetto riordino del gioco pubblico.

Purtroppo, anche in quell’ipotesi non è stata usata dall’Esecutivo la funzione Legislativa che gli era stata assegnata così la “famosa delega” ebbe fine senza essere stata esercitata. Quindi, “si ritorna al via” (come diceva un gioco di buona memoria) ed eccoci ancora qui ad attendere il riordino e la ristrutturazione di questo settore ed i tempi si sono dilatati in modo esponenziale e, sinceramente, non si comprende a fondo la motivazione. Certamente, il Governo aveva altre priorità, ma non può non rilevarsi che ben due deleghe non sono state esercitate nei tempi previsti: onestamente appare un modo “di lavorare nei confronti degli operatori e dei cittadini” alquanto strano da parte dell’Esecutivo.

Si è ancora qui a porsi le stesse domande che risultano “irrisolte”: hanno ragione le Regioni ed i Comuni a voler difendere le loro prerogative, oppure sarebbe giusto avere regole nazionali uniformi su tutto l’italico territorio? Da qui sembra proprio che non ci si sposti anche perché proprio questo è il motivo del “ritardo” nella definizione dell’accordo in Conferenza Unificata. Le Regioni e gli Enti Locali hanno le loro ragioni poiché presiedono i rispettivi territori e quindi vanno ascoltate: ma queste ragioni bisognerebbe ricondurle però ad una normativa organica, una sorta di legge quadro.

Come ripetuto più volte, ogni Regioni ha spiegato i propri interventi espressi “a favore del proprio territorio” con provvedimenti presi in completa autonomia, nella assenza (o latitanza) del Governo centrale che non ha esercitato le sue funzioni che gli erano state attribuite dalla Camera. Non si può negare, a questo punto, che la responsabilità politica dell’Esecutivo nei confronti del gioco pubblico è veramente enorme e pesa come un fardello insostenibile. Ma non si può più lasciare, secondo il parere di chi scrive, ancora a lungo una frammentazione della normativa che non ha portato altro che contenziosi senza fine tra Stato e le Regioni, e tra le Regioni e gli operatori.