Questa è solo una delle tante domande che ci si potrebbe fare sul tema della gestione dei collaboratori. Lavorando con gli imprenditori (e nelle risorse umane) è veramente molto frequente il dubbio sulla qualità della persona che ci troviamo di fronte. Possiamo veramente contarci? È affidabile? Porterà a termine il compito che gli è stato affidato?

Rispondere si o no così su due piedi non sarebbe corretto. Vediamo di capire bene perché a volte si ottengono ottimi risultati e altre volte grandi problemi.

Partiamo da un assunto: in un rapporto capo – collaboratore le parti in causa sono sempre due, il capo e il collaboratore. Le difficoltà potrebbero quindi essere sia di relazione tra i due che di incapacità del collaboratore o del capo.

Quando il problema è nei collaboratori

Partiamo dai collaboratori. Ovviamente non sono tutti uguali, e questo è un assunto quasi retorico, ma quali sono le categorie in cui potremmo dividerli? In realtà, per fare una prima classificazione abbiamo:

  • Volenterosi
  • Contestatori provocatori
  • Inetti completi

Queste 3 macro aree comprendono tutti coloro che lavorano con noi. Ma chi rientra nelle singole voci?

executive

Volenterosi: qui rientra la maggior parte delle persone presenti in azienda. Con tutti i loro difetti (lenti, veloci, capricciosi, preoccupati, pignoli, ecc.) sono coloro che vogliono veramente fare il lavoro, con tutte le difficoltà che comporta. Certo, a volte si bloccheranno di fronte a un ostacolo, altre volte sapranno come gestirlo e altre ancora faranno errori, ma hanno una cosa fondamentale che li accomuna, vogliono veramente ottenere i risultati della loro mansione, ci tengono e lavorano per riuscire e, mi ripeto, hanno tutti i loro limiti.

Contestatori provocatori: questa categoria di persone a volte viene erroneamente considerata come “fuoriclasse”, perché sono coloro che, estremamente critici, cercando di far vedere come sono bravi a scapito del resto del mondo. Quando gli si chiede qualcosa, però, non si riesce a ottenere mai il risultato, sia perché esplicitamente ci dicono che non si può fare che perché, nei fatti, dimostrano che ciò che abbiamo chiesto è impossibile da realizzare.

Avete presente quando magari date un ordine, ad esempio chiamare tutti coloro che hanno acquistato un prodotto negli ultimi 2 mesi, e questa persona vi dice che mancano i dati, è inutile chiamarli perché li disturbiamo, non si sa dove sono le liste o magari lo fa e poi non rispondo al telefono – e chi sa se lo ha veramente fatto – o ha fatto una telefonata e ci dice che i clienti non gradiscono i nostri servizi.

Fate molta attenzione, il nome non è scelto a caso. Contestatore è colui che contesta, mette in discussione, non è d’accordo. Provocatore è colui che stuzzica e porta alla collera o qualche altra emozione sgradevole.

Questo tipo di collaboratore, che a volte potrebbe anche apparire come una brava persona, può sembrare tanto gentile… ma poi non produce nulla. Per lui tutte le soluzioni che forniamo non sono attuabili.

Infine abbiamo gli inetti completi. Qui c’è poco da dire, sono quelle persone che purtroppo hanno dei limiti tali che li portano ad essere totalmente incapaci di svolgere il compito che gli viene affidato. Attenti, non sono coloro che hanno limiti ma vogliono migliorare. Sono quelli che non hanno competenze e non pensano di doverle avere, non sono interessati, non vogliono imparare perché non credono di doverlo fare.

Avete riconosciuto qualcuno? Sono certa che già con questa semplice classificazione avete ritrovato qualche vostro uomo e avete capito perché a volte non siete riusciti ad ottenere cose fatte.

Solo i volenterosi, con tutti i loro difetti, sono infatti in grado di portate avanti le cose. Fortunatamente sono circa l’80% e quindi, potremmo dire, siamo a cavallo!

Ora, come mai quel 20% crea tutti questi ostacoli?

Quando il problema è nel capo

Rispondo a questa domanda indirettamente. La seconda casistica da prendere in considerazione è proprio quella del capo. Sta effettivamente facendo il suo lavoro di executive, e quindi di persona che fa sì che altri facciano il lavoro o è lì solo per ordinare senza assicurarsi mai che le cose vengano portate a compimento?

Perché parte dei compiti di un buon executive (e quindi un buon manager, dirigente, responsabile, imprenditore o comunque qualcuno che gestisce persone) è quello di assicurarsi che il lavoro venga fatto. Non basta dare un ordine, darlo anche magari chiaro e essersi assicurati che la persona abbia compreso (e già qui avremmo fatto molto), è vitale che, come responsabile di quell’area, si assicuri che quel lavoro venga fatto nei tempi e nei modi previsti dalla persona a cui è stato affidato.

La prima obiezione che a questo punto salta fuori è “ma lui non lo sa fare! Faccio io che faccio prima.”

Sono cascata mille volte anche io in questo errore. Apparentemente è vero, in caso di urgenze ci può stare, ma il vero compito di chi gestisce un gruppo è far svolgere il lavoro a chi deve svolgerlo, e non farlo lui, soprattutto di fronte alle difficoltà. Conseguenza inevitabile è quindi formare i propri uomini, affiancarli quando serve, renderli capaci e competenti nello svolgimento delle proprie mansioni. Non saranno mai come voi? Certo, altrimenti sarebbero al vostro posto!

E se il problema è di entrambi?

E la terza questione? I cattivi rapporti interpersonali? Beh, sicuramente qui si apre un mondo, ma spesso queste problematiche in realtà nascono a causa dei suddetti due punti. Prima di valutare questa situazione sarebbe corretto sistemare le cose sia da un punto di vista di chi gestisce il gruppo che guardando da chi è composto quel gruppo.

Aggiungo anche che, se osservo che nel mio gruppo i contestatori provocatori e gli inetti sono più del 20%, allora va innanzitutto corretto chi gestisce quel gruppo. Le persone, se mal gestite, cominciano ad assumere colori poco gradevoli e comportamenti scorretti. Se ben gestite girano alla grande e si riescono anche a far crescere. La chiave rimane quindi l’executive, il vero pilastro dell’azienda, colui che può davvero fare la differenza, nel bene e nel male, in azienda e con le persone a lui affidate.

 

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