Quando si parla di controllo di gestione in ambito di produzione è fondamentale focalizzarsi sul concetto di costi standard e distinta base.

 

I costi standard e la distinta base rappresentano un approccio di valorizzazione molto diffuso.

Questi costo servono per attribuire  a ciascun prodotto il costo delle materie prime, sussidiarie ed accessorie impiegate, oltre ai  costi di trasformazione.

In genere si adotta il principio che il costo standard individuato di ciascuna unità prodotta rimanga costante per certo periodo di tempo.

Il costo delle materie prime, sussidiarie ed accessorie sono attribuite al prodotto finito, secondo diversi  criteri di valorizzazione: per approfondire potete leggere il libro di Alessandro Musso dal titolo “Controllo di gestione per PMI“.

I costi di trasformazione da cosa dipendono?

I costi di trasformazione possono derivare da:

– Lavorazioni interne, che si determinano nei vari centro di costo in cui avvengono le lavorazioni e comprendono sia la mano d’opera, sia gli ammortamenti e tutti gli altri costi di produzione

– Lavorazione esterne ed in questo caso sono facilmente determinabili poiché si tratta di un servizio reso da terzi e dunque conosciuto;

 

Ricorda: Il costo standard è normalmente impiegato per beni prodotti in serie e ripetuti nel tempo e consiste nel raccogliere in un prospetto, conosciuto come distinta base, i dati necessari per definire il costo di un’unità di prodotto – Alessandro Musso

 

Distinta base: il conto economico riclassificato

La guida per la compilazione della distinta base è data dalla parte alta del conto economico riclassificato, composta dalle seguenti voci:

– Rimanenze iniziali;

– Acquisti per produzione e/o rivendita;

– Lavorazioni esterne;

– Consumi energetici centri di costo;

– Quota ammortamenti cespiti produttivi (centri di costo);

– Leasing cespiti produttivi (centri di costo);

– Costo della mano d’opera diretta od indiretta attribuita ai centri di costo;

– Rimanenze finali.

Sono, in pratica, elencate tutte le voci dei “costi diretti” attribuibili al prodotto.

 

Ricorda: Nell’impossibilità di attribuire inequivocabilmente e con ragionevole esattezza un determinato costo ad un prodotto, è consigliabile classificarlo tra le spese fisse o variabili di struttura – Alessandro Musso

 

Costi standard e distinta base: alcuni esempi

Alcuni esempi chiariranno meglio il concetto; i prodotti A B C D sono normalmente imballati nell’identica cassa a cura del magazziniere e spediti assieme:

– Come attribuire a ciascun prodotto il costo della cassa ?

– Come attribuire a ciascun prodotto il costo della mano d’opera per l’ imballo ?

É più semplice classificare il costo della cassa tra le spese di produzione variabili, alla riga 34) del conto economico, vedi capitolo IL CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO A SCALARE parte bassa ed inserire il costo del magazziniere tra gli indiretti di produzione.

Il reparto verniciatura di un’Impresa vernicia diversi prodotti, di varie dimensioni, che richiedono consumi diversi di vernici; consumi difficilmente attribuibili con ragionevole esattezza a ciascun articolo:

– Come attribuire il costo della vernice a ciascun prodotto?

É più semplice classificare il costo delle vernici alla riga 34) del conto economico tra le spese variabili di produzione.

Così facendo, si avrà la certezza che ogni costo, ogni spesa, è tenuta in considerazione perché sarà elencata tra gli elementi del costo standard oppure tra le spese fisse o variabili di struttura.

Questa piccola deroga – attenzione a non abusarne – faciliterà molto l’inizio dell’organizzazione della gestione. Si potrà, col tempo, giungere ad imputazioni, che rispettano più rigidamente il principio dell’attribuzione al prodotto dei soli costi diretti.

 

Costi standard: imprese commerciali e manifatturiere

Nelle imprese commerciali, il costo standard è rappresentato dal costo medio d’acquisto dell’articolo; mentre in quelle manifatturiere, è definito, per ciascun prodotto, in una “distinta base”, nella quale sono indicati i consumi delle materie prime ed accessorie, i costi di trasformazione e gli sfridi.

Le imprese commerciali e quelle manifatturiere, in genere hanno un listino di riferimento, che scaturisce dal costo standard,  che a sua volta influenzato:

– dal costo medio d’acquisto

– dai costi di trasformazione.

Secondo Musso, una riflessione, che potrebbe emergere è la seguente: ad una prima analisi parrebbe necessario adeguare il listino ad ogni variazione dei costi. Tuttavia è davvero complesso se non impossibile ipotizzare, commercialmente, un simile comportamento.

Si deve, allora, giungere ad un compromesso attuabile secondo quanto segue:

– determinazione del costo di trasformazione e/o quello medio d’acquisto, secondo quanto precisato in merito alla valorizzazione dei magazzini, riga 11) del conto economico,

– procedere a stabilire una percentuale di variazione in più od in meno e le oscillazioni all’interno dei due limiti non costituiranno motivo di variazione del costo standard.

Facciamo il seguente esempio: il costo medio di un prodotto, è stato rilevato in € 100; le percentuali di variazioni previste sono 3% in più e 2% in meno.

Il costo standard potrà essere definito tra € 100 e € 103: oscillazioni del costo medio ponderato comprese tra 98 e 103 € non daranno origine ad alcuna variazione.

Distinta base e cura del dato

L’inserimento della distinta base nel programma gestionale deve essere preceduta da un complesso inserimento di dati: le istruzione su questo procedimento devono essere date dal programmatore, tuttavia è compito di chi gestisce raccogliere ed elaborare i dati necessari.

In un’impresa manifatturiera la distinta base, partendo alle materie prime, sussidiarie ed accessorie, segue l’evolversi delle fasi di lavorazione: dunque è necessario che, ad ogni fase di lavorazione, il codice articolo si adegui e così pure la distinta base.

Si ricordi che il codice di ciascun articolo, strettamente legato alla propria distinta base, genera i movimenti di magazzino; da questi nascono tutte le rilevazioni indispensabili al controllo di gestione.

Per raccogliere i dati che determinano il costo standard e per facilitarne l’inserimento nel gestionale, è opportuno predisporre un foglio elettronico appropriato: non è possibile fornirne uno standard, perché questo modulo è fortemente personalizzato e spetta al responsabile dell’organizzazione di gestione predisporne uno appropriato.

Nella fase iniziale dell’organizzazione, si consiglia di incominciare dal prodotto finito, per potere velocemente definire il costo standard dei vari prodotti e solo in seguito retrocedere per giungere alle materie prime, passando attraverso i semilavorati

Risorse per approfondire

Costi della manodopera diretta: alcuni costi da considerare

Manodopera e tempi di attività: un esempio pratico