Controllo di gestione per PMI. Ogni azienda, ancorché piccola, per esistere deve competere e per farlo con successo, è necessario che l’Imprenditore, solitamente abile a produrre e vendere, approfondisca le sue conoscenze amministrative, almeno in termini di bilancio, perché è un’importante fonte d’informazioni interessanti sia per analizzare la gestione trascorsa sia per studiare e definire nuove strategie.

 

Da dove partire per fare il controllo di gestione per PMI?

Oltre al bilancio formalizzato in forma UE, esiste anche un altro bilancio: quello elaborato ai fini direzionali per l’analisi ed il controllo di gestione, normalmente  redatto in forma personalizzata, redatto con uno schema che offre maggiori possibilità d’analisi.

 

Controllo di gestione per PMI: 4 aree da non trascurare

Questa seconda versione è poco conosciuta nelle piccole imprese, che si affidano più a rilevazioni spicce ed a riferimenti di dati storici, sovente più “ricordati” che non ordinatamente archiviati, per avere notizie sulla gestione, ad esempio:

  • La disponibilità liquida
  • Il volume d’affari
  • Il portafoglio ordini
  • I crediti verso i Clienti

 

Il Bilancio di gestione: cosa ci fa sapere?

È consigliabile che anche nelle PMI, le Piccole e Medie Imprese, s’approfondisca la conoscenza del bilancio di gestione per:

  • Meglio comprendere e valutare i risultati della gestione.
  • Basarsi su risultati storici per decidere nuove strategie.
  • Iniziare a mettere le basi per un futuro sistema di budget.

 

Ricorda: È’ opportuno evidenziare la differenza tra il bilancio elaborato in forma UE e quello redatto ai fini della gestione, particolarmente per quanto riguarda il conto economico.

 

 

Conto economico e controllo di gestione per PMI

Il conto economico del bilancio in forma UE raggruppa i costi ed i ricavi per natura, concentra la gran parte delle spese nel costo della produzione, suddivisa in vari sotto gruppi, applicando il concetto del costo totale e non separa i costi di struttura dagli altri: tutte le spese sono dirette a produrre, alcune partecipano direttamente alla produzione delle merci, altre, indirettamente, consentono la produzione.
Il conto economico a scalare, riclassificato ai fini gestionali, invece, classifica i costi per destinazione e, rispettando il criterio dei costi diretti, distingue i costi indirizzati alla produzione, in pratica quelli che determinano il costo del venduto, da quelli sostenuti per il funzionamento della struttura, ossia quelli destinati all’organizzazione necessaria alla fabbrica per produrre.

Questi ultimi sono raggruppati in tre grandi categorie:

  • Spese generali e d’amministrazione
  • Spese industriali
  • Spese commerciali

controllo di gestione per PMI

Conto economico e calssificazione delle diverse voci di costo e spesa

Questa classificazione, tuttavia, richiede di un’ulteriore distinzione, poiché non soddisfa interamente le esigenze di controllo della gestione, infatti, i costi di struttura devono essere ulteriormente suddivisi in :

  • Fissi, che si presumono congrui con le necessità e la dimensione dell’Azienda, ma che certamente non sono influenzati dalle variazioni del fatturato in modo diretto.

 

Le spese di riscaldamento e d’illuminazione, ad esempio, sono proporzionali alle dimensioni degli edifici e non al volume di fatturato; altre spese, come le seguenti, potranno essere certamente classificate ed iscritte tra quelle fisse della struttura:

– Assicurazioni varie

– Servizi di sorveglianza

– Costo del personale indiretto

– Servizi in genere

– Leasing delle vetture.

 

  • Variabili di struttura, che sono sensibili alle variazioni di fatturato e sono attribuiti secondo la loro destinazione alle:

 

– Spese industriali: sono quei consumi necessari alla produzione, ma non direttamente attribuibili ad un prodotto, perché impiegati in più centri di costo oppure destinate anche a servizi generali:

– Fonti energetiche: Elettricità, gas, gasolio, combustibili vari.

– Materiali di consumo: Lubrificanti, vernici, solventi, detergenti, materiali vari per pulizia, elettrodi per saldatura, minuteria metallica, frese, abrasivi eccetera.

– Imballaggi: limitatamente a quelli eventualmente necessari per gli spostamenti interni, la conservazione delle merci e la spedizione.

 

  • Spese commerciali, sono riconducibili, soprattutto a:

 

– Provvigioni: la rilevazione è indispensabile alla presenza di uno o più agenti per la promozione delle vendite, retribuiti a percentuale.

– Trasporti: rientrano tra i costi commerciali quelli sostenuti per la spedizione delle merci, anche se addebitati al Cliente: infatti, in questi casi, si otterrà un aumento del fatturato in compensazione, parziale o totale, del costo del trasporto.

– Imballaggi: limitatamente a quelli necessari per la confezione del prodotto.

 

  • Spese generali e d’amministrazione – Le voci che possono essere classificate variabili in questo raggruppamento, sono riconducibili a:

– Royalties: sono i compensi dovuti a terzi per l’uso di marchi, insegne eccetera, generalmente riconosciuti a percentuale sul venduto; nel caso di pagamento d’importi fissi, questa spesa non è classificabile tra le variabili.

– Diritti d’uso di brevetti e simili: anche questo costo può essere variabile, se riconosciuto a provvigione, oppure fisso nel caso di compensi forfetari.

– Franchising: un contratto di questa natura potrebbe prevedere un certo costo a percentuale sul venduto ed in questo caso rientrerebbe tra i costi variabili di struttura.

Esistono due scuole di pensiero sull’attribuzione di questo tipo di spese variabili: una che attribuisce al commerciale le royalties ed il franchising ed all’industriale i diritti d’uso dei brevetti;l’altra sostiene che, poiché la struttura non possiede sufficiente know-how, questi costi devono essere considerati tra le spese generali.

 

  • Oneri finanziari sono inevitabilmente sostenuti per procurare la liquidità necessaria al funzionamento dell’impresa e devono essere divisi in:

– Variabili, quando si tratta d’ interessi passivi strettamente legati alla variazione del volume d’affari, come ad esempio, possono essere:

    • Interessi per scoperti di conto corrente
    • Interessi per sconto d’effetti
    • Interessi per anticipi ordini o fatture

 

– Fissi, se sono relativi a mutui e finanziamenti chirografari, anche se pattuiti a tasso variabile, perché non sono influenzati direttamente e sensibilmente dalle variazioni del fatturato.

 

Ricorda: Il bilancio, certamente redatto in ogni Azienda che opera in regime di contabilità ordinaria, è sovente relegato a ruolo di “dovere nei confronti della pubblica amministrazione”, ma è opportuno capirlo e saperlo interpretare a vantaggio della conduzione dell’impresa.

 

Che cosa ci dice il Bilancio?

Il bilancio evidenzia:

  • Nel conto economico la “differenza tra ricavi e costi”, che differisce dal “risultato contabile ante imposte”, a sua volta diverso dallo “imponibile fiscale”.
  • Nello stato patrimoniale l’attivo ed il passivo, che è sempre inferiore all’attivo: se così non fosse l’Impresa fallirebbe.

 

Ricorda. La differenza tra attivo e passivo rappresenta il patrimonio netto, che figura tra le passività patrimoniali, perché rappresenta il debito della società nei confronti dei soci: è costituito dal capitale sociale, dalle riserve e dall’utile o dalle perdite d’esercizio.

 

Il bilancio di verifica è la piattaforma sulla quale si costruisce il bilancio, sia fiscale sia ai fini della gestione, suddiviso in stato patrimoniale e conto economico, in regime di partita doppia, oppure solo conto economico in contabilità semplificata.

 

In questo ultimo caso la redazione del bilancio non costituisce un obbligo civilistico, e potrà essere redatto internamente, unicamente ai fini della gestione.

 

Ai fini della “valutazione di gestione” è opportuno ricordare che il bilancio verifica fornisce dettagliate informazioni sulle varie voci di costo e di ricavo, d’attivo e di passivo, tuttavia la sua lettura è paragonabile a quella di un dizionario: è possibile capire il significato d’ogni parola, ma è necessario, per esprimere qualche cosa, costruire una frase collocando nella giusta posizione i diversi vocaboli.

 

Allo stesso modo il bilancio di verifica, per essere meglio interpretato e capito, deve essere riclassificato e sintetizzato con un criterio ancora più conciso di quello usato per formare i mastri, tradotto ed organizzato in un prospetto che offra la maggior chiarezza e leggibilità possibile.

 

Gli schemi disponibili per la redazione del bilancio sono riconducibili sostanzialmente a due:

  • Il bilancio in forma UE, che soddisfa le disposizioni fiscali ed amministrative alle società di capitale, ha l’intento di fornire una “lettura” omogenea e consentire un facile paragone di situazioni economiche e patrimoniali anche tra società che operano in settori diversi.
  • Il bilancio, con una visione gestionale, che ordina il conto economico in forma a scalare – vedi allegato 15 – e lo stato patrimoniale secondo un concetto di liquidità. Vedi allegato 16.

 

Risorse per approfondire

Se ti interessa proseguire la tematica, ti suggeriamo di acquistare la guida di Alessandro Musso, dal titolo Appunti di Controllo di Gestione per PMI – Vol. 1 – Bilancio e Riclassifica di Bilancio.

controllo di gestione per PMI

La guida è molto ricca di casi pratici e focalizza l’attenzione sui seguenti argomenti:

IL BILANCIO D’ESERCIZIO

  1. Dal bilancio di verifica al bilancio d’esercizio
  2. Il conto economico riclassificato a scalare

 

IL CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO A SCALARE – parte alta

  1. I ricavi della gestione caratteristica
  2. Le variazioni delle rimanenze di magazzino
  3. Il costo della produzione ed il costo del venduto
  4. Gli acquisti
  5. Le lavorazioni esterne
  6. Origine e destinazione delle fonti energetiche
  7. Le immobilizzazioni
  8. Gli ammortamenti con il criterio fiscale
  9. Gli ammortamenti con il criterio gestionale
  10. l leasing – Confronto con il mutuo
  11. La mano d’opera diretta
  12. Le diminuzioni del costo del venduto
  13. Il costo del venduto

 

 

IL CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO A SCALARE – parte bassa

  1. Il primo margine industriale
  2. I costi variabili industriali
  3. I costi fissi della struttura
  4. Manutenzione ordinaria, straordinaria, riparazioni
  5. I beni inferiori a € 500
  6. I dipendenti indiretti
  7. I cespiti strutturali
  8. I costi fissi della struttura
  9. I costi variabili della struttura
  10. I trasporti – le provvigioni – le royalties

 

LO STATO PATRIMONIALE

  1. Il bilancio di verifica – Lo stato patrimoniale
  2. Lo stato patrimoniale attivo nel bilancio UE
  3. Lo stato patrimoniale passivo nel bilancio UE
  4. La composizione del patrimonio netto
  5. Lo stato patrimoniale riclassificato
  6. L’attivo corrente
  7. Il passivo corrente.

 

Leggi anche l’ebook: Appunti di controllo di gestione per PMI  volume 2