Contratti di Leasing e costo del venduto. Quali considerazioni fare? Quali vantaggi e differenze rispetto a un contratto di mutuo? Articolo dedicato al contratto leasing e quando conviene utilizzarlo.

Come funzionano i contratti di leasing? Che cosa sono? Quali differenze con un contratto di finanziamento? In questo articolo poniamo enfasi su questa tipologia di finanziamento, prendendo spunto dalle considerazioni emerse dall’ebook di Alessandro Musso dal titolo Appunti di Controllo di gestione per PMI – volume 1.

Che cos’è il contratto di leasing?

Il leasing è un contratto trilaterale perché coinvolge tre soggetti:

– L’utilizzatore che necessita di un bene strumentale.

– Il fornitore individuato dall’utilizzatore, che tratta il prezzo del bene ed i termini di consegna.

– La società di leasing che acquista il bene e lo cede in uso all’utilizzatore.

contratto di leasing

Leasing vs Noleggio e vs Mutuo

La locazione finanziaria si distingue dal semplice noleggio per la durata e l’irrevocabilità del rapporto, poiché la società di leasing deve recuperare attraverso i canoni, sia il capitale impiegato sia un adeguato profitto, non essendo certa di potere collocare presso altro utilizzatore il bene stesso al termine della locazione; si rammenta che in caso di mancato riscatto il bene ritorna in possesso della società finanziaria che è la legittima proprietaria.

Si distingue anche dalla vendita rateale o dal mutuo, poiché la proprietà del bene rimane in capo alla società di leasing fino al pagamento dell’ultimo canone e dell’eventuale prezzo di riscatto.

É pur vero che, in caso d’insolvenza del conduttore, il cespite deve essere restituito e, se i canoni pagati fino alla restituzione del bene sono superiori al valore di mercato del bene stesso la società di leasing che deve restituire la differenza, poiché, in difetto, esisterebbe arricchimento indebito, ma qui ci s’addentra in argomenti di natura più giuridica che amministrativa.

 

Ricorda: Quando si presenta la necessità di acquistare  un cespite, nel caso in cui non si disponga di mezzi propri sufficienti oppure lo si giudichi inopportuno, è utile valutare le differenze esistenti tra l’acquisto pagato con un mutuo chirografario, vale a dire il finanziamento, con uno ipotecario, oppure con il ricorso alla locazione finanziaria, il leasing.

La disponibilità del bene, ai fini dell’utilizzo, è identica sia nell’una sia nell’altra soluzione, mentre l’impatto sul conto economico e sullo stato patrimoniale è sostanzialmente diverso.

 

Contratti di leasing o finanziamento: quali effetti sul bilancio?

Evidentemente, nel caso di modesto valore del cespite, modesto proporzionalmente alla dimensione dell’impresa, non saranno apprezzabili differenze in bilancio tra le due situazioni; ma, se l’importo fosse elevato, particolarmente per gli immobili, prima di decidere tra una delle due soluzioni, è necessario tenere presente e valutare quali saranno gli effetti che il contratto di leasing avrà sul bilancio dell’impresa e quali, invece, saranno quelli derivanti dal ricorso al finanziamento.

In caso di finanziamento si creerà la seguente situazione:

– Il valore del cespite risulterà tra le attività nello stato patrimoniale

– Il debito verso l’istituto di credito comparirà tra le passività dello stato patrimoniale e diminuirà con il pagamento delle rate, mentre il valore del cespite rimarrà invariato all’attivo a tutto beneficio dell’immagine di bilancio

– Il piano d’ammortamento annuo sarà deciso dall’impresa secondo i criteri precedentemente esposti.

 

Il contratto di leasing, invece influirà sul bilancio in modo diverso:

– Il bene è concesso in uso, non è di proprietà dell’impresa e non figurerà all’attivo dello stato patrimoniale tra le immobilizzazioni;

– Il contratto di leasing figurerà tra i conti transitori, senza alcuna influenza sullo stato patrimoniale;

– L’attivo dello stato patrimoniale sarà incrementato unicamente dal valore di riscatto del cespite, solo alla fine del contratto;

– Il conto economico rileverà costi pari all’importo dei canoni pagati, senza alcuna possibilità di scelta, come accadrebbe, invece, nel caso d’acquisto con finanziamento;

– Il valore di riscatto, normalmente, è molto inferiore al valore di mercato del bene e, se si decide la vendita, si formerà una plusvalenza assoggettata a tassazione.

Contratti di leasing: il Metodo di contablizzazione

Il metodo di contabilizzazione finanziario, è sostanzialmente simile a quello del mutuo e prevede l’iscrizione del bene tra le attività ed il debito tra le passività.

1) il cespite è ammortizzato secondo le tabelle previste,

2) il pagamento delle rate è suddiviso tra quota capitale ed interessi

3) la società di leasing iscrive solo il credito derivante dal contratto.

 

Il metodo dei canoni, prevede quanto segue

– L’iscrizione del bene locato tra le attività della società di leasing, la quale ammortizza il cespite secondo le tabelle previste.

– I canoni rappresentano ricavo per il locatario, ossia la società di leasing

– I canoni sono un costo per l’utilizzatore secondo i criteri di competenza

– Il pagamento di un prezzo di riscatto da parte dell’utilizzatore e la sua contestuale iscrizione in bilancio al prezzo pagato.

Applicazione del metodo dei canoni

L’applicazione del metodo dei canoni, secondo le disposizioni amministrative, costringe ad un’anomala situazione di bilancio perché:

– La rappresentazione della situazione finanziaria è impropria poiché il debito, complessivo ed irrevocabile del conduttore verso la società di leasing, non è evidenziato al passivo dello stato patrimoniale, ma semplicemente tra i conti d’ordine e nella nota integrativa.

– L’imputazione del costo non tiene conto dell’effettivo periodo d’utilizzo del bene, ma solo quello della durata del contratto.

– Il bene è iscritto nel bilancio dell’utilizzatore al prezzo di riscatto, sempre molto ridotto rispetto al suo valore reale, con conseguente diminuzione del valore delle immobilizzazioni e relative conseguenze, non ultima la deducibilità delle manutenzioni in misura non superiore al 5% degli investimenti.

– Si deve valutare il canone maxi canone, quello che si paga all’inizio del contratto, che non può essere interamente imputato ad un solo esercizio: infatti, deve essere iscritto a risconti attivi e suddiviso, quanto ad imputazione di spesa, per ciascuna delle rate previste dal contratto.

Aspetti contrattuali e amministrativi del metodo dei canoni

Inoltre, continuando l’esame di un contratto di leasing stipulato con il sistema dei canoni, è opportuno evidenziare alcuni aspetti contrattuali ed amministrativi.

contratti di leasing

  • Per i beni mobili è prevista una deducibilità non superiore alle quote d’ammortamento annuo anticipate previste per la categoria del bene; ne deriva che la durata del contratto è condizionata da questa normativa
  • Per i beni immobili, il leasing deve avere una durata minima di 8 anni
  • I beni utilizzati ad uso promiscuo, hanno una deducibilità del 50%: si pensi alle autovetture, per le quale la deducibilità è regolata anche da più vincolanti disposizioni in merito al valore massimo deducibile
  • In caso di cessione del bene prima della scadenza del contratto, si avrà una sopravvenienza, attiva o passiva, pari alla differenza tra valore normale del bene ed il prezzo di riscatto pagato
  • In caso di vendita del bene dopo il riscatto si determinerà una plusvalenza, normalmente attiva, pari alla differenza tra il prezzo di vendita e quello di riscatto.

 

Ricorda: Poiché la contabilità non può fare altro che rilevare il costo dei canoni mensili, trimestrali o semestrali, è opportuno capire come si calcola questo costo

Stabilito il valore del cespite da acquistare, è solitamente richiesto un anticipo proporzionale al valore del bene, al netto dell’Iva, ed uno di riscatto, solitamente modesto rispetto al valore iniziale del bene.

Il calcolo degli interessi è fatto sul valore del cespite al netto dell’Iva e dell’anticipo: infatti, l’Iva è recuperata dall’Istituto al momento dell’acquisto ed addebitata al momento della fattura che sarà emessa per ogni singolo canone che, pertanto, non può essere assoggettata ad interessi.

Il valore di riscatto, pagato a fine contratto, invece, cumula con il capitale rateizzato, al fine del calcolo degli interessi. In pratica il calcolo è identico a quello dell’ammortamento di un finanziamento, che può essere a rate costanti, oppure decrescenti; normalmente si sceglie il pagamento di canoni costanti perché, altrimenti, i primi canoni sarebbero piuttosto elevati.

Risorse per approfondire i contratti di leasing

Se ti interessa analizzare un esempio di confronto di un contratto di leasing immobiliare della durata di 8 anni con un contratto di mutuo della durata di 12 anni, ti suggeriamo di leggere l’ebook di Alessandro Musso, intitolato Appunti di Controllo di gestione per PMI – volume 1.

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