Conferimento rami azienda: quali sono i beni conferibili?

 

In questo articolo si parla di conferimento rami azienda con particolare rilevanza su quelli che sono i beni conferibili. Si ricorda che i conferimenti possono essere effettuati a favore di una conferitaria neo costituita, ovvero in una conferita ria già operativa. In entrambe i casi la valutazione del conferimento è volta a garantire i creditori e i terzi sull’effettiva sussistenza del capitale della conferitaria; tuttavia nel caso di conferitaria già costituita, la valutazione richiede anche che sia garantito nella valutazione un equilibrio negoziale fra valore del conferimento e valore delle azioni (o quote) ricevute in cambio.

Sotto il profilo valutativo è importante distinguere fra conferimenti che riguardano un insieme non organizzato di beni, ovvero un’azienda o un ramo d’azienda. Infatti solamente se si tratta di azienda o ramo d’azienda è possibile individuare un avviamento, come elemento valutativo autonomo. Spetta naturalmente al perito valutare se il ramo disponga di un’autonomia reddituale, una volta staccato il cordone ombelicale dall’azienda di provenienza

 

Che differenza c’è tra azienda e ramo azienda?

Occorre infine distinguere fra azienda e ramo d’azienda; una differenza consiste nel fatto che nel caso di azienda si dispone di:

  • informazioni storiche sugli andamenti reddituali, difficili ovvero in qualche caso impossibili da ottenere, nel caso di ramo d’azienda.
  • Inoltre nel caso di conferimento di rami è spesso indispensabile aggiustare la redditività del perimetro conferito, in quanto aggiungendo o togliendo alcune attività o passività, può cambiare anche in modo significativo, la redditività rispetto al passato.

 

Conferimento rami azienda: tipologia di beni conferibili e il parere dei PIV sulla loro valutazione

La tipologia dei beni conferibili nelle Spa e nelle Srl è molto simile, salvo che nelle Srl è ammesso il conferimento di prestazioni d’opera o di servizi, escluso per le Spa. Data la natura economica e dimensionale delle Srl, è infatti fattibile l’ipotesi della prestazione d’opera di un socio che conferisca le proprie competenze per lo svolgimento dell’attività aziendale. Si ricorda tuttavia che in questo caso la legge prescrive che debba essere rilasciata dal conferente una polizza assicurativa ovvero una fideiussione bancaria adeguata.

 

Conferimento rami azienda: la natura dei beni conferibili

I beni possono avere la natura più diversa: titoli, partecipazioni in altre società, merci, immobili sia civili che industriali, macchinari e impianti, beni immateriali, quali marchi, brevetti etc. L’importante è che i beni possano essere acquisiti immediatamente e compiutamente al momento del conferimento e della concomitante sottoscrizione del capitale della conferitaria. Non possono essere quindi conferite cose future, altrui o generiche, dove l’effetto traslativo è rinviato ad un momento successivo a quello del conferimento. Risulta anche possibile conferire dei debiti, purché questi siano collegabili alle attività conferite e naturalmente purché il valore netto dei beni conferiti sia positivo; non è infatti possibile conferire un valore netto di beni negativo.

Si è discusso sulla possibilità di trasferimento del know how aziendale. In questo caso bisogna distinguere:

(a) se trattasi di know how legato a capacità personali sarebbe vietato (solvo che per le Srl) in quanto è assimilabile ad una prestazione d’opera o di servizi;

(b) se trattasi di know how legato al complesso di tecniche e conoscenze  necessarie per produrre un determinato bene ovvero erogare un determinato servizio, questo sarebbe conferibile

 

Conferimento rami azienda: i crediti

E’ inoltre possibile conferire crediti, il credito può essere verso terzi ovvero verso  la società medesima. Sono conferibili crediti sia scaduti che non ancora scaduti; nel caso di crediti non ancora scaduti e di medio o lungo periodo (normalmente superiori ad 1 anno), si deve tenere conto di ciò nella valutazione da effettuare, con gli  appositi strumenti tecnici messi a disposizione dalla matematica finanziaria (valore attuale e montante).

 

Conferimento rami azienda: il diritto reale di godimento

Oggetto del conferimento può essere anche un diritto reale di godimento, quali:  il diritto di superficie, l’enfiteusi, l’usufrutto, l’uso e le servitù prediali. Non è conferibile il diritto di abitazione in quanto collegabile a persona fisica e quindi escluso per le società di capitali.

E’ dubbio se sia possibile il conferimento di una garanzia, che normalmente si traduce in un utile strumento per la società a procurasi finanziamenti, per essere utilizzati nell’esercizio dell’attività. Inutile dire che la valutazione di una garanzia risulterebbe comunque molto difficoltosa sul piano tecnico.

Nulla dice il codice civile sia per le Spa che per le Srl sui criteri di valutazione da adottare per i beni o i crediti da conferire. Trattandosi di beni ovvero di diritti aventi la natura più diversa risulta difficile indicare un criterio univoco. Vale la pena in questa sede tuttavia ricordare le metriche di valutazione consigliate dal PIV (Principi italiani di valutazione):

  1. Con l’asset or cost approachil business da valutare è visto come un insieme di attività e passività per rispondere al quesito: quale costo dovrei sostenere per creare un business simile che dia ai suoi soci gli stessi benefici economici. Questo approccio non si limita tuttavia alle attività e passività presenti in bilancio, ma considera anche le attività immateriali che spesso non sono inserite in bilancio. Fra queste assume rilevanza, oltre a marchi, brevetti, concessioni e licenze,  l’avviamento (goodwill).
  2. Con l’income approachsi considerano futuri benefici derivanti dall’esercizio del business (redditi ovvero cash flow) opportunamente attualizzati alla data di valutazione. Il tasso di attualizzazione consente di inserire la variabile rischio insita nei redditi (ovvero nei cash flow) futuri. La formulazione del tasso più utilizzata è quella del WACC (Weighted average cost of capital = Costo medio ponderato del capitale). Questo è inteso come il costo che l’azienda dovrebbe sostenere per raccogliere risorse finanziarie sia presso soci che presso terzi finanziatori
  3. Con il market approachvengono utilizzati metodi che fanno riferimento a valori di mercato ovvero a transazioni comparabili, che siano di supporto per pervenire alla valutazione del business in oggetto. Il market approach presenta dei limiti quando l’azienda o il bene da valutare ha un mercato molto ristretto ovvero inesistente

Per inquadrare i PIV nel contesto professionale italiano, veda il mio articolo http://www.angelofiori.it/wp-content/uploads/2015/09/AF-Principi-Italiani-di-valutazione.pdf

Sempre gli stessi PIV dedicano alla fattispecie del conferimento (assieme alla trasformazione) un’apposita sezione IV.5, che prevede nello stesso paragrafo i conferimenti alle trasformazioni. Di seguito in sintesi le considerazioni svolte in questa sezione.

 

Conferimento rami azienda: la valutazione e la fase negoziale

La valutazione del conferimento è finalizzata  a garantire la società conferitaria, i creditori e i terzi dell’effettiva sussistenza del capitale della conferitaria, nel quale confluiscono i beni conferiti. . Nel caso di conferitaria già operativa occorre  che sia garantito nella valutazione  un equilibrio negoziale fra il valore del conferimento a valore delle nuove azioni (o quote) emesse  a servizio del conferimento, del tutto simile a quello che si realizza nel caso delle fusioni.

Sotto il profilo logico, la garanzia nei confronti dei creditori e dei terzi si fonda sul fatto che ciò che è stato conferito non sia superiore al suo valore di mercato; In effetti il legislatore, all’articolo 2343 ter richiama la possibilità di evitare la relazione di stima quando il conferimento avviene ad un valore pari o inferiore al “fair value” degli stessi iscritti in bilancio, purché soggetti a revisione legale. Il fair value è definito da IFRS 13 come un prezzo di cessione (exit price).

Particolare attenzione va prestata nel’ipotesi di conferimenti relativi ad aziende in crisi e nei piani di risanamento. In questi casi infatti il valore di conferimento deve tenere conto dei nuovi profili di rischio e della durata dei periodi di perdita, prima di raggiungere un nuovo equilibrio economico, riducendo adeguatamente il valore di conferimento.

 

Conferimento rami azienda: apsetti valutativi da considerare

Per quanto concerne più specificatamente gli aspetti valutativi, i PIV evidenziano alla sezione IV.5 i seguenti aspetti:

  1. L’esperto è chiamato preliminarmente a verificare se si tratta di un complesso di beni organizzato (azienda o ramo d’azienda) oppure non organizzato.  Nel caso di conferimento di ramo d’azienda, deve essere accertata l’autonomia di reddito del ramo. Nell’apprezzamento dell’autonomia va appurato se l’assenza di taluni processi  o beni possa essere integrato direttamente dalla conferitaria, ovvero dal mercato
  2. La configurazione di valore è rappresentata dal valore normale di mercato dei beni conferiti. Nel caso di conferimento di aziende (o rami d’azienda) il valore di conferimento è normalmente rappresentato dal minore fra il valore intrinseco e il valore di mercato dei beni conferiti. In casi particolari, l’esperto potrà anche adottare più di una configurazione di valore, che tenga conto della logica dell’operazione di conferimento nel più ampio contesto dell’operazione. Pertanto finalità della valutazione è identificare il valore dei beni conferiti, come riconoscibile dal mercato (a tutela dei creditori e dei terzi) in condizioni normali. Il valore normale di mercato viene definito dagli stessi PIV come il prezzo che si stima si formerebbe sul mercato in condizioni normali,  nelle quali i prezzi non siano ingiustificatamente depressi ovvero irrazionalmente elevati, rispetto ai fondamentali. Il valore di mercato  differisce dal valore intrinseco, in quanto assume la prospettiva del massimo e migliore uso (highest and best use) dell’attività da parte del partecipante al mercato e riflette premi e sconti, mentre il valore intrinseco  assume la prospettiva dello specifico soggetto che detiene l’attività e non necessariamente esprime l’ highest and best use e quindi non considera premi e sconti.
  3. In casi particolari l’esperto potrà adottare più di una configurazione di valore, che tenga conto della logica dell’operazione nel più ampio contesto dell’operazione acquisitiva
  4. Il valore dei beni ai fine del conferimento deve esprimere il valore dei beni conferiti nelle condizioni correnti (al netto delle risorse eventualmente necessarie a renderli idonei ad un’autonoma generazione di reddito) e normalmente non riflette i benefici attesi dalla beneficiaria a seguito della gestione integrata dei proprio beni con quelli oggetto di conferimento. Tuttavia in casi particolari, in cui vengano conferiti beni strettamente complementari fra loro, il loro valore può riflettere i benefici attesi dalla conferita ria a seguito della gestione integrata
  5. Nei casi di conferimento di rami o di azienda da parte di gruppi o società in difficoltà, che si caratterizzano con un profilo di assorbimento di cassa e redditività corrente inadeguata, particolare attenzione  deve essere prestata alle proiezioni reddituali e ai profili di rischio. Appare evidente che in questi casi l’attenzione del valutatore deve essere massima per evitare valutazioni ingiustificatamente troppo ottimistiche. Va da se che la valutazione non potrà quindi essere basata su valori in atto esclusivamente potenziali

 

Conferimento rami azienda, beni conferibili e valore di mercato

Personalmente mi sento di condividere le tesi dei PIV ad esclusione del fatto che le valutazioni debbano essere basate esclusivamente (salvo casi eccezionali) su valori mercato, meglio sul minore fra valore intrinseco e valore normale di mercato, per i seguenti motivi:

  • risulta difficile applicare in pratica la configurazione di valore intrinseco; le indicazioni fornite dai PIV stessi spiegano solo in parte, sembra di capire tuttavia che trattasi pur sempre di un valore che fa riferimento al mercato
  • la tipologia molto ampia dei possibili beni conferiti, che possono variare da un minimo di un singolo bene ad un massimo un’intera azienda con una storia e una adeguata base informativa contabile e non alle spalle, rende difficile in molti casi la praticabilità di valori di mercato; risulta infatti difficile applicare un valore di mercato in questi tre esempi – tipo:

(a) know-how dato da migliori processi produttivi,

(b) immobili e macchinari industriali dedicati ad un determinato processo produttivo, che non hanno normalmente un vero e proprio valore di mercato;

(c) ramo d’azienda che viene scorporato da una società esistente, che non ha una storia passata autonoma, né tantomeno una apposita contabilità ad esso dedicata

  • il fatto che la legge preveda un apposito percorso senza la necessità di valutazione, come indicato all’art 2343 ter cod. civile, a beni valutati al fair value (con revisione legale del bilancio senza rilievi) non significa che il legislatore abbia privilegiato la valutazione al fair value ovvero a valori mercato rispetto ad altre metriche di valutazione

 

Conclusioni

Con riferimento alle indicazioni contenute nei PIV,  a parere dello scrivente, si ritiene  che il criterio di valutazione da adottare vada ricercato, caso per caso, distinguendo beni separati  e autonomi, dall’azienda (ramo d’azienda) come sopra definiti; quando possibile e praticabile vanno privilegiati valori che fanno riferimento al mercato. Bisogna operare con la massima attenzione per le aziende in crisi, prestare attenzione alla differenza fra beni e azienda o ramo d’azienda, non tenere conto, ovvero valutare con la massima prudenza, i benefici futuri realizzabili dalla conferitaria con il conferimento medesimo.

 

Risorse per approfondire il conferimento rami azienda

Per una disamina più ampia e completa circa gli argomenti di seguito indicati, vedasi e relativi successivi paragrafi:

(a) i criteri di valutazione messi a disposizione dalla tecnica professionale (par.7.1),

(b) il processo di valutazione (par.6),

(c) indicazione per orientarsi nelle scelta dei criteri (par. 7.2)

(d) indicazioni per le aziende in crisi (par. 5.4),

(e) indicazioni per la valutazione della componente immobiliare nei beni conferiti (par.9),

(f) utilizzo delle tecniche di  simulazione attraverso le analisi di sensitività (par. 8),

(g) la valutazione dell’avviamento contenuto nel ramo d’azienda conferito, con il corrispondente avviamento incluso nel sovrapprezzo della conferitaria (par. 5.5),

(h) le problematiche che emergono per i conferimenti per i quali non è necessaria la perizia giurata ex art 2343 ter cc (par.5.3)

 

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