La misura è colma: le piccole e medie imprese non possono più pagare le bollette delle grandi aziende. A sostenerlo è Confartigianato, con una serie di rapporti che rilevano i gravi squilibri presenti nell’attuale tassazione energetica.

Lo 0,07% di tutte le imprese italiane, infatti (meno di tremila) beneficiano degli aumenti praticati su famiglie e ditte medio-piccole, con un aggravio che nel secondo semestre 2013 e nel 2014 sarà di 900 milioni di euro.
Confartigianato Imprese ha pertanto presentato ricorso al Tar della Lombardia per annullare la recente delibera dell‘Authority dell’energia. Secondo Davide Galli di Confartigianato Varese, «le norme del Decreto ministeriale dell’aprile 2013, attuate con la delibera 641/2013 dell’Aeeg, confermano la pessima abitudine di prelevare risorse dalla bolletta elettrica delle piccole imprese – ancora una volta trattate al pari di un bancomat – costringendole a pagare per tutti. La situazione è insopportabile».

Tra le richiese di Confartigianato, l’applicazione del protocollo di Kyoto (chi consuma di più deve pagare di più), la riduzione del 10% del costo dell’energia come promesso dal governo Renzi, l’eliminazione della sperequazione che gli oneri fiscali mettono in atto a danno delle piccole e medie imprese, l’attuazione di interventi selettivi sulle piccole imprese che non godono di sconti e agevolazioni, l’utilizzo della leva fiscale per migliorare efficienza e uso razionale delle risorse, il finanziamento delle politiche industriali con la fiscalità generale e non con le bollette di imprese e famiglie.
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