I circuiti elettrici vengono così definiti perché sono sistemi chiusi in cui circola energia elettrica grazie alla differenza di potenziale tra i due poli (positivo e negativo). Tale flusso di energia elettrica può poi essere utilizzato in vari modi, ad esempio per far accendere una lampada o far girare un motore (basti pensare agli ormai desueti trenini elettrici).

 

Il 1900 è stato il “secolo dell’elettricità” e il circuito elettrico lo possiamo intendere come il cuore pulsante di questa innovazione (a cui ha fatto seguito quella dell’elettronica, che ci ha portato i personal computer): in ogni strumento elettrico c’è “un’anima pulsante” che è un circuito elettrico.
Anche nei cartoni animati dedicati ai robot che impazzavano negli anni ‘70 e ‘80 (come Goldrake, Mazinga-Z, e tanti altri), nei testi delle colonne sonore si faceva spesso riferimento ai complicati “circuiti elettrici” come simbolo di avanguardia tecnologica che può arrivare a simulare l’essere umano.

Oggi, ogni elettrodomestico che abbiamo in casa o anche gli apparecchi di domotica, sono dotati di circuiti elettrici, schede elettroniche stampate (denominate anche PCB, dall’inglese “printed circuit board”) che servono per interconnettere tra di loro vari componenti elettronici tramite piste conduttive incise su di un materiale non conduttivo (solitamente realizzato in fibre di vetro).

Il metallo utilizzato per le piste conduttive è il rame. Se pensiamo che ogni anno vengono stampate forse un miliardo o più di schede elettroniche, capiamo anche l’importanza, per gli stati maggiori produttori, di approvvigionarsi di tale metallo e soprattutto di smaltirlo correttamente, in modo da poterlo riciclare (tale rifiuto è identificato dall’acronimo RAEE, Rifiuti da apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).
E’ infatti importante sapere che un corretto riciclo dei RAEE, attraverso il recupero di materiali come vetro, rame, alluminio, acciaio, ferro ed altri metalli, permette di produrre apparecchi nuovi senza dover reperire nuove risorse e con un impatto minimo sull’ambiente.

La produzione di circuiti elettrici, in Italia e nel mondo

La produzione di circuiti elettrici in Italia è stata un’industria prolifica fino alla fine degli anni ‘90, quando ha poi subito un drastico calo, in favore di nazioni come Stati Uniti e Taiwan.
Nella nostra penisola restano comunque alcune produzioni di eccellenza e ad altissima innovazione: Zincocelere (Cavaglià), Italtel (Settimo Milanese e L’Aquila), Alcatel (Frosinone) e Ericsson Fatme (Pagani).

Una ditta statunitense (ma con sedi in tutto il mondo) particolarmente nota e impegnata nella realizzazione di PCB è la Altium Designer,  leader nella realizzazione di progetti che spingono al massimo su moderne tecnologie e prodotti intelligenti e connessi.

La progettazione di PCB per dispositivi sempre più complessi richiede sofisticati software di automazione nella progettazione elettronica, ed è proprio questo il valore aggiunto di Altium Designer: software proprietari, programmati internamente da ingegneri elettronici ed informatici, che si adattano di volta in volta agli specifici bisogni di ogni progetto, per possibilità di custom infinite.

Non dimentichiamo che i PCB saranno anche il “cuore pulsante” del prossimo “internet delle cose”, del nostro futuro prossimo costantemente connesso, dell’intelligenza artificiale, della guida automatica, della domotica immersiva e dell’industria aerospaziale.
Si prevede infatti  che entro il 2020, oltre 30 miliardi di dispositivi intelligenti saranno connessi tramite Internet fornendo funzionalità e servizi fino ad oggi impensabili.