Quando il business è una questione di testa. L’importanza della figura del mental coach

Dietro un grande imprenditore c’è un grande uomo. E dietro un grande uomo c’è sempre più spesso un mental coach, una figura professionale che negli ultimi tempi sta prendendo piede nel mondo dell’imprenditoria e dello sport, dove un sano approccio competitivo può davvero fare la differenza.

A metà tra lo psicologo e il motivatore, il mental coach può essere definito come una vera e propria guida, un allenatore della mente in grado di spingere il proprio assistito oltre i propri limiti, permettendogli di raggiungere risultati fino ad allora impensati. Andiamo allora alla scoperta di tre grandi mental coach che hanno permesso ai propri clienti di superare paure e limiti autoimposti, migliorando al contempo prestazioni e competitività.

Uno dei più famosi mental coach italiani è senza dubbio Roberto Re, che può vantare 25 anni di esperienza e più di 350.000 partecipanti ai suoi corsi, oltre a una serie di libri che hanno superato le 600.000 copie vendute. Allievo del mitico mental coach americano Anthony Robbins, Roberto Re ha sviluppato un metodo in grado di ottenere risultati fuori dalla norma, basato sulla comprensione della fonte dei propri autosabotaggi, l’individuazione dei propri valori e infine il perseguimento della propria mission, nella vita o nel lavoro. Roberto è un grande professionista, sempre aggiornato sulle ultime tecniche nel settore della crescita personale sulle scoperte nel campo della programmazione neuro linguistica – il metodo di life coaching sviluppato negli anni Settanta che si fonda sulla relazione tra gli schemi di comportamento di successo e le esperienze soggettive che ne sono alla base – ma è anche una persona estremamente piacevole capace di contagiare con la propria vivacità le persone che gli stanno attorno.

Il tedesco Jan Heitmann, già giocatore di poker professionale, ha deciso pochi anni fa di mettere a disposizione le proprie abilità strategiche e il proprio spirito competitivo agli imprenditori che sempre più spesso lo invitano alle conferenze d’affari. Come dichiarato dallo stesso Heitmann, questi manager “non sono molto interessati agli aspetti tecnici del gioco, quanto alle dinamiche di gioco che possono essere applicate ai processi di decision-making”. Secondo la sua filosofia, è possibile trovare numerose affinità tra poker e business: ad esempio, Heitmann mette a paragone la decisione del player di vedere, passare o rilanciare con la decisione di investire o meno, dimostrando la necessità di essere un passo avanti rispetto ai propri competitor nelle competenze e nel know-how, esattamente come il player sa anticipare il proprio avversario al tavolo verde dopo averne osservato comportamento e personalità.

Uno dei campi in cui la figura del mental coach ha avuto maggiore successo è quello competitivo per eccellenza, cioè quello sportivo. Un caso esemplare è quello del calciatore della Juventus Leonardo Bonucci, diventato uno dei difensori più forti del mondo anche grazie al motivatore Alberto Ferrarini, oltre che ovviamente al duro lavoro sul campo di allenamento. Ferrarini inizia subito a credere in Bonucci, quando il giovane Leonardo attraversava un momento di crisi nelle fila del Treviso, intravedendo in lui quelle doti che sarebbero finalmente emerse solo alcuni anni dopo: “Questo qui arriverà in Nazionale tra pochi anni”, disse all’epoca. Nemmeno a dirlo, Bonucci è oggi considerato unanimemente uno dei più forti difensori del mondo, vera e propria colonna della Juventus e della Nazionale italiana. Il lavoro di Ferrarini si fonda sul pensiero positivo, sulla voglia di tirar fuori l’anima, di liberare lo spirito guerriero che alberga in ciascuno di noi: non esistono punti di arrivo, e non bisogna porre limiti al proprio miglioramento.