Nel corso degli ultimi tempi si sta parlando fin troppo di frequente della fondatezza relativa alla quotazione della criptovaluta più famosa in tutto il mondo, ovvero il Bitcoin. E, per tutti coloro che sono abituati a investire e acquistare criptovalute, potrebbe essere decisamente interessante conoscere il pensiero e la convinzione dei gruppi che gestiscono i fondi, che sono stati protagonisti di recente di un’intervista da parte di Bank of America.

La domanda che viene posta più di frequente nell’ambiente delle criptovalute, nel corso degli ultimi tempi, è se il Bitcoin si trova in bolla oppure no. Un interrogativo che sembra perdurare e che non cala di intensità nemmeno in seguito al super pullback di cui è stata protagonista la ben nota moneta virtuale.

Si è parlato a lungo di come i tweet di Elon Musk, in modo particolare la sua decisione di affermare il blocco dei pagamenti in Bitcoin per acquistare delle auto del marchio Tesla, nonostante poi abbia fatto una sorta di retromarcia, mettendo in evidenza come lo stop sarebbe stato eliminato una volta che la ben nota moneta digitale avesse dimostrato di sfruttare maggiormente le fonti rinnovabili o comunque di energia pulita, abbiano comportato una perdita di più del 40% del valore di Bitcoin.

Ecco la risposta di Bank of America

Da Bank of America, recentemente multata dall’Antitrust Ue, giunge una risposta particolarmente interessante che riguarda proprio questo annoso interrogativo. All’interno di un sondaggio che è stato realizzato nel periodo che va dal 4 fino al 10 giugno, infatti, sono stati interrogati ben 224 gestori di fondi, chiamati a dare la loro opinione in merito alla quotazione del Bitcoin.

Il sondaggio che arriva dagli Usa

In base ai dati che sono stati pubblicati da parte della famosa banca a stelle e strisce, ecco che l’81% dei gestori ha sottolineato come il Bitcoin si trovi nel bel mezzo di una bolla speculativa. Ovvero, l’andamento dei prezzi è stato fortemente condizionato da un incremento della domanda che, per gran parte, è difficile da giustificare e che si può riferire alla componente non razionale  degli investitori.

Restando sempre in ambito Bitcoin, c’è una sigla che è stata nominata più e più volte nel corso dei mesi che hanno caratterizzato la bull run. Si tratta di Fomo, ovvero Fear of missing out, che rappresenta quella paura di determinati segmenti del mercato di restare estromessi dai guadagni legati alle criptovalute.

Potrebbe essere stato questo, di conseguenza, lo stimolo principale che ha trascinato la crescita del Bitocin? L’interrogativo è aperto e dare una risposta ben precisa diventa complicato. In effetti, però, va detto che tale pensiero stia cominciando ad essere sempre più diffuso anche tra i gestori di fondi.

Solamente nel giro di trenta giorni, infatti, la percentuale di gestori che hanno letto l’andamento del Bitcoin come un vero e proprio indizio legato a una bolla speculativa ha fatto registrare un incremento pari addirittura al 6%. In tal senso, ci si è allineati rispetto alla medesima corrente di pensiero della Bank of America, che a gennaio 2021 faceva riferimento al Bitcoin, parlandone come la “madre di ogni bolla”.

Qualora il Bitcoin, che in tanti si chiedono se possa davvero essere l’oro digitale, si trovasse per davvero in una sola, ad ogni modo, c’è da mettere in evidenza come buona parte di essa sia già andata persa. D’altro canto, non si può dimenticare quanto questo segmento di mercato sia estremamente volatile e, di conseguenza, non sono da escludere a priori nuove impennate, anche considerando quanto l’influenza di un semplice tweet può avere sulla moneta virtuale. Ad ogni modo, il ritorno tra i metodi di pagamento ammessi da Tesla, non pare essere stato sufficiente a far lievitare nuovamente verso l’alto la quotazione di Bitcoin.