Dagli anni ’80 a oggi con lo scopo di abbattere le barriere architettoniche sono andate susseguendosi diverse iniziative tra cui le agevolazioni per l’acquisto di ascensori domestici, vediamole in dettaglio.

L’accessibilità è un diritto. La possibilità di accedere a un luogo/servizio deve infatti essere garantita a tutti, anche ai soggetti con disabilità permanente o temporanea.

Essendo, come si evince, un argomento di vasta portata che include moltissime situazioni quotidiane, in questo articolo ci si limiterà necessariamente a trattare dell’accesso ai luoghi e, di conseguenza, dell’abbattimento delle barriere architettoniche ancora oggi spesso presenti nell’ambiente circostante.

In particolare verranno approfonditi gli “ostacoli verticali” che riguardano soprattutto i disabili motori poiché tal questione può essere concretamente risolta nel proprio piccolo munendo ogni immobile privato a più piani di un ascensore esterno o interno.

Ecco allora tutte le agevolazioni messe a disposizione dallo Stato per incentivare l’acquisto degli ascensori domestici (e non solo).

1. Contributi previsti dalla legge 13/1989

In realtà superare le barriere architettoniche negli edifici più che una scelta è ormai considerato un obbligo morale previsto proprio dalla legge 13/1989 e dal successivo decreto 236/1989, sia nella fase di progettazione che in quella di ristrutturazione.

Per aiutare i cittadini ad adempiere a questo dovere la medesima legge assicura da un fondo ministeriale (spartito tra tutte le regioni italiane) dei contributi che possono essere richiesti qualora nell’immobile dove verranno svolti i lavori risiedano portatori di handicap o persone con invalidità motorie e sensoriali.

Il contributo copre la spesa interamente fino a 2.582,28 euro; se si supera tale somma l’eccedenza è coperta parzialmente:

  • rimborso del 25% fino a 12.911,42 euro;
  • rimborso del 5% fino a 51.645,69 euro, oltre i quali il contributo è fissato a 7.101,28 euro.

 

Per ottenere tali contributi, occorre compilare un’apposita domanda in carta bollata che va presentata (dal disabile o dal suo tutore) al sindaco del comune di residenza entro il primo marzo di ogni anno. Alla domanda vanno allegati:

  • un’ulteriore autocertificazione che specifichi l’ubicazione dell’immobile e le barriere presenti;
  • la descrizione dell’opera singola o della serie di interventi da realizzare;
  • una stima della spesa;
  • e un certificato medico che attesti la presenza e il grado della disabilità del cittadino richiedente.

Una volta ricevuta la richiesta, l’amministrazione effettuerà degli accertamenti e in caso di validazione verserà il contributo dovuto:

  • in base ai propri tempi (il più celermente possibile) e alle proprie disponibilità (nel caso in cui i fondi siano insufficienti, le domande verranno d’ufficio prese in considerazione l’anno successivo),
  • solo una volta completata l’opera e a seconda delle fatture ricevute,
  • in ordine cronologico di ricezione delle domande con precedenza ai casi riconosciuti di invalidità civile totale.

 

Il contributo può sommarsi eventualmente ad altri “rimborsi” previsti dalla legge.

2. Detrazioni IRPEF fino al 50%

Dal 26 giugno 2012 le detrazioni IRPEF sui costi delle ristrutturazioni edilizie (dovute ovviamente all’esigenza certificata di migliorare le condizioni di vita dei disabili lì presenti) sono aumentate dal 36% al 50%.

Tale sgravio rimane valido sicuramente ancora fino al 31 dicembre 2020 permettendo dunque di recuperare in 10 anni la metà dell’importo pagato (tramite bonifico bancario) su una spesa massima di 96.000 euro (IVA inclusa).

La detrazione IRPEF del 50% può essere usufruita da qualsiasi contribuente, indipendentemente dal suo stato di salute, che installi un ausilio in un immobile ubicato in Italia.

Non è necessario avere residenza nell’immobile nel quale viene realizzato l’impianto ed è possibile usufruire della detrazione sia da chi è proprietario dell’immobile sia da chi occupa l’immobile a titolo di locazione o comodato o dal familiare convivente.

Questo tipo di detrazione fiscale vale anche in caso di spese di manutenzione e rientra tra gli sgravi garantiti dai bandi regionali e dalla Legge 104.

3. IVA agevolata al 4%

Un’altra iniziativa utile – anche per superare con maggiore difficoltà il limite della detrazione al 50% – riguarda l’Iva al 4% (rispetto a quella ordinaria al 22%) che si applica sulla differenza tra l’importo complessivo dell’intervento e il costo dei beni significativi (nel nostro caso, appunto, per l’installazione dell’ascensore).

Essa non si può richiedere su:

– materiali o beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori;

– materiali o beni acquistati direttamente dal committente;

– prestazioni professionali o di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori.

Tutti i cospicui e concreti aiuti visti sono offerti, giustamente, a persone che non hanno scelto ma hanno la necessità di affrontare spese considerevoli per ridonare dignità e autonomia alla propria persona o a una persona vicina a carico.

Va sottolineato, infine che saranno oggetto delle detrazioni solo gli interventi non ancora realizzati al momento della domanda e che a questi contributi stabiliti dalle leggi nazionali si aggiungono spesso altre agevolazioni provenienti dalla regione di residenza.

Quindi prima di iniziare i lavori è sempre bene richiedere una consulenza alla ditta dove si vuole acquistare l’ascensore domestico per conoscere maggiori dettagli sulle procedure necessarie ad ottenere il maggior numero possibile di detrazioni (sia per i singoli che per gli appartenenti a condomini) e per essere meglio guidati nelle diverse fasi burocratiche.Grazie per il tuo messaggio. Il nostro servizio clienti ti richiamerà a breve.