La programmazione informatica evolve continuamente. Ma come si possono creare software e programmi a valore aggiunto? E’ possibile imparare a programmare? Intervista a Antony Mistretta founder di Inglorius Coderz.

 

Quando si parla di programmazione informatica si entra in un mondo affascinante ma anche complesso e quasi iraggiungibile per chi non lo conosce. Abbiamo fatto due chiacchiere con Antony Mistretta fondatore di Inglorius Coderz, esperto ed eclettico Software Engineer e Teaching Lead. Nel corso dell’intervista, dopo  aver percorso le tappe del suo passaggio da dipendente a freelance, Antony ci racconta la sua professione e il suo approccio alla programmazione: passione e creazione di valore sono la base da cui partire. La partecipazione all’iniziativa di Powercoders è una storia di vita vera da raccontare: insegnare a programmare a rifugiati e permettere loro un’opportunità per valorizzare la loro voglia di vivere con il sorriso e riprendersi la dignità della vita, è un gesto semplice, è un qualcosa di meraviglioso. Antony Mistretta, prosegue l’intervista spiegando il suo approccio semplice per insegnare l’arte della programmazione e il suo modus operandi nel fare consulenza.

1. Buongiorno Antony, facciamo un po’ di personal storytelling sulla tua professione e di come hai deciso di abbandonare il posto da lavoro dipendente per diventare un libero professionista.

Diciamo che in 9 anni circa di lavoro dipendente ho pian piano maturato l’idea che la vita d’azienda non fa per me: sono una persona ambiziosa, ma mi si suggeriva di “frenare” e di “volare basso” per non sembrare arrivista; speravo di poter portare valore all’azienda e alla società, ma per alcuni HR era più importante timbrare il cartellino quattro volte al giorno; sentivo di poter contribuire in tanti modi diversi, ma finivo incasellato all’interno di ciò che i miei responsabili erano in grado di comprendere e gestire.

Mettermi in proprio mi ha consentito sin da subito di sprigionare totalmente il mio potenziale: ora si gioca secondo le mie regole, il valore del mio lavoro viene riconosciuto, le mie opinioni vengono pagate anziché taciute, università e convention mi invitano a tenere conferenze in giro per il mondo, e ho persino tempo ed energie per dedicarmi ad attività di volontariato.

2. Sei il founder di Inglorious Coderz. Il tuo slogan “Quality Software, Quality People” evidenzia un approccio finalizzato alla creazione di valore aggiunto per i tuoi clienti. Qual è la mission della tua società? Quali sono i punti cardine del tuo business model?

In due parole: Approccio Artigianale. Questo termine viene a volte denigrato come sinonimo di “casereccio”, mentre si prediligono approcci industriali, “ingegnerizzati”, votati alla crescita esponenziale. A me di crescere esponenzialmente non importa, lo fanno già i virus. Io voglio creare cose belle, con amore, come un sarto italiano che ti confeziona un abito su misura. E voglio insegnare questo approccio a più persone possibile, per trasmettere il messaggio che il lavoro, qualsiasi lavoro, non è necessariamente solo un modo per guadagnare soldi, per comprare roba, per creare altro lavoro, ma può essere una passione che ci nobilita, ed è forse l’unico aspetto che le macchine per lungo tempo non saranno in grado di replicare.

Antony Mistretta
Fotografie a cura di Giada Joey Cazzola – www.giadajoeycazzola.com

3. Ci parli del progetto Powercoders? Com’è nata questa fantastica e solidale idea di insegnare a programmare a dei rifugiati? Cosa ti porti a casa da questa, immaginiamo esperienza? Quali risultati sono stati raggiunti dai partecipanti?

Powercoders è una startup svizzera che offre ai rifugiati un’accademia di coding gratuita e uno stage retribuito finalizzato all’assunzione presso aziende convenzionate. È un’importante opportunità di riscatto per menti brillanti che sono nate dalla parte sbagliata del mondo. Io sono stato coinvolto in qualità di Teaching Lead per la prima edizione italiana, powered by Le Wagon. È una splendida iniziativa, ma è un business. Vedi prima domanda. Inoltre l’accademia è a numero chiuso, quindi per ovvie ragioni abbiamo dovuto escludere diverse persone dal programma.

Prima di venire a conoscenza di Powercoders, incoraggiato da diversi miei allievi, avevo già in mente di regalare lezioni online in qualche modo ma non sapevo bene come. La pandemia ha costretto il mondo a spostare diverse attività online compresi i corsi, e ho potuto constatare che, sebbene non sia la stessa cosa, le lezioni in streaming tutto sommato funzionano abbastanza bene se si riesce a mantenere lo stesso entusiasmo e lo stesso grado di interattività. Per questa ragione a metà ottobre ho cominciato un mio corso di programmazione web in streaming su Twitch. In questo modo tra l’altro riesco a raggiungere chiunque e creare un’accademia non per rifugiati, o per migranti, o per donne, o per bambini, ma per esseri umani.

4. La programmazione informatica può essere imparata da tutti o devi avere una propensione dentro? Cosa suggerisce Antony Mistretta a chi vuole intraprendere questa professione?

Ritengo che qualsiasi disciplina possa essere appresa e apprezzata da chiunque, persino la matematica (inutile che scuotiate la testa, umanisti). Il talento è sempre un ottimo incoraggiamento all’inizio perché porta a risultati immediati, ma con la pratica e la motivazione necessaria chiunque è in grado di arrivare a punte di eccellenza (e a volte il talento iniziale può addirittura costituire un ostacolo più avanti, quando il superbo si scontra con i propri limiti). La maggior parte di noi non è interessata a una certa disciplina principalmente perché non è stato dato loro il giusto incoraggiamento. Per questo penso che gli insegnanti siano ancora fondamentali, oggi più che mai: nel mare magnum delle informazioni un buon insegnante seleziona quelle più rilevanti, le organizza in una narrazione coerente e fa in modo che la classe ci si appassioni.

È facile cominciare a imparare le basi della programmazione: basta comprare un corso su Udemy, o seguire i tutorial gratuiti di Freecodecamp, o guardare qualche video su YouTube. Ma se ti blocchi, se perdi l’entusiasmo, se hai bisogno di una guida, allora affidati a un buon insegnante.

5. Cosa  ti spinge a fare corsi gratuiti? Voglia di diffondere un certo tipo di cultura informatica collaborative, passione o altro?

Il mondo dell’informatica, così come gran parte del mondo scientifico, è già di suo un ecosistema di collaborazione e di condivisione. Alcuni fra i più importanti software che utilizziamo ogni giorno sono open source o utilizzano componenti open source, sviluppati da migliaia di programmatori da tutto il mondo. Persino Microsoft a un certo punto si è resa conto che “open source” non significa “alternativa low-cost”, ma che anzi in questa economia di segreti industriali e brevetti il software condiviso può addirittura essere di qualità superiore.

Io sento di star solo seguendo il flusso di questo trend che è già in corso da tempo, cercando di fornire un servizio superiore rispetto ad altri ma totalmente aperto e, volendo, anche replicabile. E spero con questo di dare anche il buon esempio, perché in questi tempi di crisi economica e di incertezza chi ha di più dovrebbe “costruire un tavolo più lungo, non un recinto più alto“. L’informatica diventa così una scusa per reimparare l’umanità.

6. Che metodologia usa Antony Mistretta nell’insegnare l’arte di programmare?

Sfrutto la mia esperienza come team leader per pormi non come un autorevole professore in cattedra che sciorina informazioni alla classe, ma come un fratello maggiore con cui scoprire insieme pian piano i segreti dell’informatica. Non ho tutte le risposte, a volte posso essere addirittura impreciso, ma trasmetto la mia passione e, grazie al know-how accumulato, in genere riesco a cavarmela piuttosto bene nelle situazioni di empasse.

Il corso diventa così un vero e proprio training on the job, in cui si pasticcia insieme con il codice e si ragiona su quale soluzione sia più o meno semplice, più o meno pulita, più o meno utile. Si applica un approccio sperimentale: ci facciamo una domanda, formuliamo un’ipotesi, facciamo esperimenti, traiamo conclusioni logiche. Inoltre attraverso una narrazione “teatrale” e l’uso di memi, gif animate e scherzi, ogni lezione è una divertente sessione di edutainment, che coinvolge gli studenti e tiene viva l’attenzione persino dopo 4 ore di fila.

Si dà poi molto spazio al lavoro individuale, con esercizi da fare per conto proprio che vengono discussi durante la lezione successiva. Questo è molto importante, perché il feedback tempestivo è alla base del miglioramento. Impariamo a programmare, sì, ma la somma di sperimentazione, di gioco, di proattività e di feedback sviluppano negli studenti il giusto mindset per affrontare il mondo dell’IT con successo.

Risorse per approfondire

Per saperne di più sulle lezioni di coding gratuite di Antony Mistretta, vai al seguente link: gratuite: https://www.twitch.tv/ingloriouscoderz