I costi dei prodotti congiunti rappresentano un tema rilevante nel controllo di gestione e specificatamente per coloro che si occupano di analisi dei costi. In questo articolo, in primo luogo, andiamo a definire il significato di prodotto congiunto; in secondo luogo affronteremo il tema dei costi di queste tipologie di costi e i procedimenti da seguire per una loro corretta ripartizione.

 

Definiamo i prodotti congiunti

Secondo Imerio Facchinetti, autore del libro “Contabilità analitica“, “i prodotti si dicono tecnicamente congiunti quando si ottengono inscindibilmente e inesorabilmente da una sola lavorazione”. In altri termini ciò significa che queste tipologie di prodotti sono l’output di un processo produttivo unico. Facchinetti cita come esempi le imprese che operano nel campo della distillazione petrolifera, da cui si ottiene come risultato prodotti come:

costo dei prodotti congiunti

– la benzina

– la paraffina

– il gasolio

– gli oli minerali

– ecc.

Costi dei prodotti congiunti: come ripartirli?

Quando si parla di dover procedere all’analisi dei costi dei prodotti congiunti sorge spontanea una questione:

Come procediamo alla determinazione del costo da allocare a ciascun prodotto?

Partiamo dal processo produttivo: a questo livello di analisi non avremo problemi e potremo facilmente individuare tutti i costi, che tra l’altro sono comuni ai prodotti oggetto della nostra analisi.

Ora cerchiamo di capire come procedere quando ragioniamo a livello di prodotti.

Se ragioniamo in una semplice ottica di separazione dei costi, rischiamo di adottare un criterio arbitrario, con la possibilità di ottenere un’analisi incerta o indeterminata. Ecco perché la soluzione migliore suggerita da Facchinetti sarebbe quella di non scomporre questi costi allocandoli sui singoli prodotti.

6 possibili soluzioni per la ripartizione dei costi dei prodotti congiunti

Tuttavia se il vostro obiettivo è quello di avere una divisione dei costi e loro ripartizione sulle linee di prodotto, si può procedere adottando una delle soluzioni indicate qui sotto, ricordando tuttavia che ci stiamo muovendo sul campo della soggettività e conseguentemente su logiche di allocazione non attendibili:

– ripartizione in base al peso o al volume dei prodotti ottenuti;

– allocazione dei costi sulla base del valore di mercato dei prodotti: ripartizione dei costi sulla base dei ricavi dei prodotti;

– ripartizione secondo il procedimento per differenza: in pratica occorre individuare il prodotto principale e i sottoprodotti. Al prodotto principale viene attribuito un plafond di costi pari alla differenza tra il costo totale della lavorazione e il valore attribuito ai sottoprodotti, a cui viene attribuito un costo pari al ricavo di vendita presunto;

– attribuzione del costo totale al prodotto principale: criterio adottabile, quando abbiamo un prodotto principale e poi una serie di sottoprodotti, che sono più il frutto di scarti o che presento uno scarso valore percepito;

– ripartizione sulla base dei sistemi di equazioni: attuabile in certi tipi di lavorazioni dove sia possibile definire valori logici esprimibili in equazioni per calcolare i risultati delle diverse fasi di lavorazione effettuate

– ripartizione sulla base di un approccio di auditing analitico del processo produttivo: criterio solitamente adottato da organizzazione complesse, che per questioni di budget e di analisi delle performance vogliono comunque arrivare a un’analisi condivisa, che conduca, in maniera più o meno soggettiva a mettere in risalto i risultati per ciascun prodotto.

 

E voi come mi muovete? Che esperienza avete avuto? Quale criterio adottate?