Analisi di Bilancio sul Gas Naturale
In questo articolo proseguo il precedente su freddo e domanda digas naturale, aggiungendo molti numeri a quelli già esposti nei grafici sulle stagionalità per settore. Cominciamo dalla domanda degli ultimi anni:
Tabella 1: consumi di gas naturale in Italia, milioni di m3/anno (elaborazione da dati MSE) - Nota(1)
Insomma, il consumo nazionale si aggirava prima dell’effetto crisi attorno agli 85 miliardi di metri cubi/anno; nel 2008 e 2009 il consumo da parte delle industrie è stato drammaticamente intaccato;calo pesante anche da parte CTE. Molto meno sensibile agli effetti economici il consumo civile, più vincolato alle condizioni climatiche (gli ultimi inverni sono stati rigidi).
Ora,dal bilancio quotidiano del 6 febbraio, nella rete nazionale si sono immessi 460 mlnm3:
Tabella 2: i prelievi da rete durante la giornata del 6 febbraio 2012, milioni di mc (da dati Snam rete gas)
Dai consumi per mese del precedente articolo, è piuttosto evidente come la richiesta della distribuzione (praticamente il civile) si aggiri attorno ad una volta e mezza la media giornaliera invernale.
Il sistema di approvvigionamento ha risposto in tre modi, che discuteremo:
Importazione
Il 6 febbraio sono giunti i seguenti quantitativi, in milioni di metri cubi e per ordine di dimensione:
- 94,0mln m3 da Mazara del Vallo, che è il terminale di connessione conl’Algeria;
- 87.6mln m3 da Tarvisio; praticamente il gas russo, che da Baumgartenattraversa l’Austria
- 55.2mln m3 da passo Gries: il gas da Norvegia e Olanda, che attraversa la Svizzera tramite il gasdotto Transitgas;
- 18.0mln m3 da Gela, che è il terminale di connessione con la Libia.
Due note:
- Transitgas lo scorso inverno era interrotto per una frana: fosse capitato ora, le conseguenze sarebbero state gravemente preoccupanti;
- il progetto Galsi per la gassificazione della Sardegna, 280km di gasdotto sottomarino dall’Algeria a Porto Botte, poi da Olbia alla Toscana,contribuirebbe ad un 10% del fabbisogno italiano;gli studi si susseguono da dieci anni, ma il Galsi non ci sarà ancora per almeno qualche anno.
Rigassificatori
A rigore li si fa entrare nelle importazioni, per quanto siano anche uno strumento di accumulo;Panigaglia sta facendo il possibile ma è piccolo; al 100% delle sue capacità ha immesso 9.4 mln m3; da Rovigo, che potenzialmente ha capacità almeno doppia di Panigaglia, mare grosso e problemi tecnici stanno limitando il contributo a 4.1mln m3.
Quella dei rigassificatori in Italia è una questione annosa. Vari progetti sono ciascuno in una fase differente del proprio iter. Ed orabisogna anche dire che aggiudicarsi carichi di LNG - Nota (2) - a buon prezzo sta diventando sempre più difficile: le navi di liquefatto vanno in Asia, che domanda molto e paga molto di più!
Produzione nazionale
La produzione nazionale è quella che è; da anni la disponibilità è in calo; ci sono altre possibilità esplorative, malo sviluppo di questi progetti va abbastanza a rilento. Il 6 febbraio questo contributo è stato pari a 22 mln m3.
Stoccaggi
169mln m3 è stato il contributo degli stoccaggi il 6 febbraio. Ecco alcune considerazioni, qualche numero, un po’ di tecnica, qualche conclusione:
- 164 mln m3 su 169 provengono da Stogit, che amministra un’infrastruttura/servizio di tutti ma fa parte del gruppo ENI (un po’ come Snam Rete Gas);
- l’insieme degli stoccaggi italiani (una decina di siti) assomma a 15Miliardi di mc di capacità;
- gli stoccaggi, che ad esempio sono volumi lasciati liberi da giacimenti esauriti, vengono utilizzati in inverno e, da una pressione iniziale che può raggiungere i 300bar, la pressione scende notevolmente fino a primavera; dopodiché il ciclo riprende, per riportare la pressione a valori più elevati in vista del nuovo inverno;
- il gas contenuto nel giacimento può contabilizzarsi più o meno in:
1/3 di “cushion gas”: da non toccare, o lo stoccaggio potrebbe perdere la sua funzionalità. Conosco un Paese che, svuotando troppo il loro unico stoccaggio, lo fece collassare, perdendolo per sempre come infrastruttura.
2/3 di “working gas”: di questo si può invece disporre, ma vanno osservate alcune avvertenze. Fatta 65% la quantità di working gas:
- 25 assomigliano molto al “cushion gas”: si possono intaccare, ma il calo di pressione limita molto le capacità di fornitura di picco dello stoccaggio;
- 15 sono cosiddette riserve “strategiche”: è quella scorta per situazioni di emergenza inevitabile;
- Risulta ora chiaro che solo il restante 15% è utilizzabile in modo “libero” per la modulazione.
Ora, secondo queste indicazioni, su 15 miliardi di metri cubi stoccati, 2 - 2.5 miliardi e mezzo sono disponibilità “modulante”; altrettanta è quella strategica, (da intaccare solo se inevitabile)
Ai ritmi di 170 mln m3 del 6 febbraio (un po’ meno durante i week end, le centrali alleggeriscono il loro assorbimento), è piuttosto chiaro che, anche da stoccaggi pieni,due settimanedi gelo porterebbero alla condizione di dover intaccare le risorse strategiche degli stoccaggi, che a loro volta “durano” altrettanto; improbabili 4 settimane di questo freddo, ma d’altra parte siamo in febbraio, con gli stoccaggi tutt’altro che pieni.
Spero di aver chiarito perché si chiede, prima di dar fondo agli stoccaggi, l’aiuto alla riduzione dei carichi industriali e di generazione elettrica.
Purtroppo invece a volte è meno chiaro perché progetti che potrebbero evitarci queste situazioni devono affrontare iter di anni prima di arrivare ad autorizzazione e realizzazione. A quelli che ho citato ne aggiungo altrettanti riguardanti l’aumento della capacità di stoccaggio a livello nazionale.
Note:
Nota (1): Sotto la dicitura “altri” si includono: pesca&agricoltura, autotrazione, usi non energetici, bilanciamenti statistici e perdite;
Nota (2): Liquified Natural Gas: liquefatto alla fonte (o al porto cui giunge un gasdotto), può essere trasportato con un costo per unità di energia immagazzinata accettabile. Ovviamente dall’altra parte può misurarsi sul mercato solo un soggetto, che dispone di adeguata capacità di rigassificazione










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