La pressione fiscale di Tremonti

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La pressione fiscale di Tremonti

Messaggioda hanns » 15/09/2010, 13:48

Dal Sole 24 Ore:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AYJMw4OC

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, da Gubbio, parlando alla scuola di formazione politica del Pdl, rilancia l'azione del governo sul Sud, sull'università e sulla riforma fiscale. «Faremo la riforma fiscale insieme alle parti sociali. Non abbamo alcuna intenzione di mettere le mani nelle tasche degli italiani. Non lo abbiamo fatto e non lo faremo». Poi scherzando il ministro dice: «Ci dicono che la pressione fiscale è salita. Non ho mai visto questa signora pressione fiscale». Tremonti insiste: «Non abbiamo mai aumentato le tasse, né inventato aliquote. Altri l'hanno fatto con grande successo...».
(Nota: la parola tasse, usata erroneamente da un professore universitario di diritto tributario, fa capire bene quanto dica porcate)

Per la CGIA di Mestre la pressione fiscale reale e' al 52%
http://www.cgiamestre.com/portal/showne ... id_n=22318

“La pressione fiscale reale sui contribuenti italiani sfiora il 52% del Pil. Un dato - quello denunciato dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi - che supera di quasi 9 punti percentuali quello ufficiale che, nel 2009, l’Istat ha certificato essere pari al 43,2%”.
Detto questo, va subito affermato che l’Istat non sbaglia i conti.
“L’Istituto nazionale di statistica – prosegue Giuseppe Bortolussi - non fa altro che applicare le disposizioni previste dall’Eurostat (Istituto europeo di statistica), che stabilisce che i sistemi di contabilità nazionale di tutti i Paesi europei, devono includere nel conteggio del Pil nazionale anche l’economia non osservata. Ovvero, il sommerso economico che, in Italia, ipotizziamo essere stato nel 2009 tra i 231,9 e i 255,9 miliardi di euro”.
In buona sostanza il nostro Pil nazionale (che nel 2009 è stato pari a 1.520,8 miliardi di euro) include anche la cifra imputabile all’economia sommersa stimata annualmente dall’Istat. Ricordando che la pressione fiscale è data dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil prodotto in un anno, nel 2009 la pressione ha toccato il 43,2%.
La CGIA di Mestre, però, ha voluto “stornare” dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico, calcolando la pressione fiscale sul Pil reale. Facendo questa operazione “verità”, il Pil diminuisce (quindi si “contrae” anche il denominatore) e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Ovvero, la pressione fiscale.
Ebbene, secondo la stima della CGIA di Mestre, nel 2009 la pressione fiscale “reale” che pesa sui contribuenti italiani ha oscillato tra un’ipotesi minima del 51% e un’ipotesi massima del 51,9%.
A livello metodologico si segnala che l’ultimo dato dell’Istat riferito al peso economico dell’economia irregolare è del 2006. Per gli anni successivi, l’Ufficio studi della CGIA ha proceduto ad applicare la medesima incidenza che il sommerso economico aveva sul Pil nel 2006.
Ciò ci consente di dire che, alla luce del probabilissimo aumento del lavoro nero e dell’abusivismo avvenuto in questi ultimi anni di grave crisi economica, ci troviamo di fronte ad un valore economico del sommerso riferito al 2009 molto sottostimato. Per questo la CGIA ritiene che il livello della pressione fiscale reale è da ritenersi più vicino all’ipotesi massima (51,9%) anziché a quella minima (51%).
Complessivamente, tutti i contribuenti fedeli al fisco (autonomi, dipendenti, imprese, pensionati, etc) hanno pagato in più di imposte e contributi una cifra che, nel 2009, ha oscillato tra un’ipotesi minima di 100,1 e un’ipotesi massima di 110,5 miliardi di euro.
“Una ulteriore dimostrazione – conclude Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – che, chi in Italia è conosciuto dal fisco, subisce un prelievo fiscale ben superiore al dato statistico ufficiale. Per questo è assolutamente improrogabile una seria lotta conto il lavoro nero e l’evasione fiscale di chi è completamente sconosciuto al fisco. Aumentando la platea dei contribuenti potremo così ridurre imposte e contributi a chi oggi ne paga più del dovuto
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