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B2c Interviews: Patrizio Gatti: PMI, Basilea 2, rating, controllo di gestione

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Data inserimento: 11 gennaio 2010
Inserito da: Redazione B2C

Anno 2010 ripartiamo le B2Corporate Interviews sui vari argomenti economico aziendali. Quest'oggi proponiamo intervista a Patrizio Gatti di Planconsulting.it.


Redazione B2C  : Ciao Patrizio! Chi sei e cosa fa Plan Consulting?

Ho cominciato a lavorare in ambito amministrativo nel 1990 per una importante azienda  di Massa Carrara. Nel gennaio 2000 ho aperto il mio studio di consulenza aziendale  www.planconsulting.it nel quale ci occupiamo di controllo della gestione amministrativa, analisi di bilancio, rating, consulenza sui finanziamenti , business plan ,contabilità analitica. 
Questo mi ha portato ad essere  relatore e formatore in seminari e corsi per imprenditori, impiegati e commercialisti , trattando di analisi di bilancio, business plan e rating aziendale, Basilea 2 .
Ho basato tutta la mia attività sul mio credo ,la pianificazione d’azienda e ciò ha fatto sì di che in buona parte delle aziende clienti sono incaricato per la realizzazione di sistemi di controllo e organizzazione aziendale rivolti sempre al miglioramento continuo.
Nel luglio 2008 è stato pubblicato il mio  ebook
“Amministrare l'Azienda” dalla Casa Editrice Leader per gli ebook in Italia  Bruno Editore


Redazione B2C  : Bene Patrizio ,le PMI continuano a soffrire per la difficoltà di ottenere finanziamenti dalla Banche. Come sta cambiando il rapporto Banca e Impresa? Si deve recuperare qualcosa in termini di rapporto fiduciario del credito?

Il rapporto Banca impresa come sappiamo è cominciato a variare con l’entrata delle norme di Basilea 2 .
«Buona parte delle piccole imprese non ha purtroppo percepito la "portata rivoluzionaria della cultura del rating “ spesso non curandosi di migliorarlo.
Da parte delle banche c’è stato il fatto di prendere le direttive di Basilea 2 con il paraocchi infatti la  soggettività nella valutazione del credito ha lasciato spazio all’oggettività dei numeri .
A me sembra  ,come ho affermato in alcuni seminari dove sono intervenuto come relatore che “L’incertezza è il dato comune denominatore delle richieste di credito in banca  poiché  Gestire il credito in questo momento  significa Gestire  l’incertezza  Ad ogni richiesta il funzionario bancario non si sbilancia quasi mai, dipende sempre da altri.”
Infatti se dapprima il funzionario  di Banca  decideva con più elasticità  ora si è giunti  spesso ad una massima   rigidità.  Attenzione da sottolineare che alcune pratiche sono bocciate o limitate poiché, nonostante la buona volontà dei funzionari locali che si impegnano a descrivere la bontà della persona o dell’azienda  ,ora a causa delle limitate  autonomie  in base al punteggio attribuito all’impresa  , le valutazioni vengono nella maggior parte dei casi effettuate in uffici e luoghi diversi a quelli dove l’imprenditore si è rivolto per chiedere il finanziamento , e  nella maggior parte dei casi  le valutazioni sono fatte  solo basandosi su “gelidi “numeri .

Con l’arrivo della crisi  chi non aveva buoni rating si è visto appunto,proprio  nei momenti del bisogno , ridurre i fidi  proprio grazie al “PARAOCCHI “.

Difficilmente contano  i progetti e possibili sviluppi futuri .Vengono valutati solo redditi passati e  sempre e soprattutto le garanzie .

La domanda  che sempre più sento fare dai bancari  anche se può essere  logica,  è:
“Se non  credi tu nella tua azienda e non vuoi mettere le firme perchè dovrebbe crederci la banca?“
Comunque Visto che mi hai chiesto come stà cambiando il rapporto bancario ,adesso  sentendo vari pareri nei vari uffici fidi ,sembrerebbe che se fino ad oggi gli Istituti hanno chiesto le garanzie da ora in poi sarà anche peggio –
Per esempio se alle Società a Responsabilità Limitata spesso veniva dato credito anche senza garanzie  grazie ai buoni  rating ed alla buona capitalizzazione  , ora occorrerà pensare che  le banche  vorranno sempre più le fidejussioni  personali , facendo quindi “ripensare” anche il ruolo delle  S.r.l.


Redazione B2C  : Si parla tanto di rating ma le PMI come possono migliorare la propria valutazione in termini di Rating? Quale approccio e quali strumenti servono ad una PMI?


Il rating è la somma dei dati di bilancio,dei dati andamentali (comportamento che si ha nei confronti del sistema bancario) , e purtroppo in maniera inferiore dei dati e qualiquantitativi ( storia aziendale , business plan,budget,) .
Il bilancio dovrebbe essere utilizzato anche come uno strumento di controllo oltre che per fini fiscali.
Per ciò che riguarda i dati andamentali  si deve cercare di stare nei limiti dei fidi concessi e di non andare in extrafido, perché questa situazione  peggiora il rating pregiudicando il proprio accesso al credito ed il costo del denaro. Da non dimenticare gli insoluti che si ricevono che sopra alcune percentuali sono altamente penalizzanti.
L’impresa dovrebbe  quindi valutare  cosa privilegiare trà  il vantaggio fiscale o l’accesso con meno problemi al credito, valutare se ad ogni richiesta di finanziamento conviene inserire garanzie reali o aumentare il capitale  investito in azienda ,valutare se investire in formazione o consulenza  per fare utilizzo di business plan e pianificazioni di tesoreria e autovalutazioni del rating
Da ricordare che ciò che conta per la maggiore , è quello che si scrive e che viene scritto e purtroppo in proporzione  viene data più importanza ai dati passati che a quelli futuri e quindi ai progetti

Ritengo che sia importante  di investire in strumenti di pianificazione e controllo, perché la "navigazione a vista" non è più consentita»

Per me occorre cercare di pianificare ogni minima mossa,cercare di andare in banca a chiedere il  futuro fabbisogno finanziario  quando sei  in tempo .
Ricordiamoci della bella citazione di Mark Twain “Un banchiere è un tizio che ti presta l’ombrello quando c’è il sole, e lo rivuole appena comincia a piovere. ”

In più occasioni ho  consigliato di richiedere ,quando possibile , più fido di quanto necessario in quel dato momento,  anche con più Istituti , naturalmente  il tutto calibrato a seconda dell’attività.
Questo per  evitare  di ritrovarsi nel momento del  bisogno con  poca  liquidità.

Questa politica per chi l’ha messa in atto ,nel periodo attuale con la restrizione del credito in corso ,  è stata  davvero provvidenziale . Infatti chi ha richiesto fidi nel momento che non era in pieno fabbisogno, ora nonostante  la diminuzione di  liquidità ne hanno sofferto meno .
Nei momenti di “Vacche  Grasse “ occorre cercare di capitalizzarsi il più adeguatamente possibile. Non aspettare di averne bisogno . Spesso succede che quando hai bisgono ti chiudono le porte in faccia .

Ora  però , le imprese devono sapere  che con l’avvento delle nuove spese bancarie venute fuori dopo la messa al bando delle Commissioni di massimo scoperto  a partire dal 30.06.09 grazie alla   “fatidica “ commissione sull’accordato , se l’Istituto  Bancario   applica questo tipo di spesa  ,avere i fidi e non utilizzarli  costa, sia con l’utilizzo dell’importo finanziato  , che senza utilizzo .
Concluderei dicendo che  Basilea 2 che, pur essendo uno strumento metodologicamente molto valido,  essendo  prociclico aggrava  la situazione di chi sta già male. Si parla di Moratoria di Basilea 2 e mi auguro che non rimanga solo un sogno per molte piccole realtà.

Redazione B2C  : Si sente spesso parlare di evoluzione del Controller in azienda e di rilevanza delle tecniche di controllo di gestione?

Intanto partirei dal presupposto che Il  Controller è  un accorto lettore e conoscitore di dati economici, non necessariamente deve essere un contabile.
Il controller può non avere  una preparazione specialistica sugli strumenti amministrativo-contabili infatti egli vive una formazione interfunzionale che gli consente di avere una visione globale dell’azienda e di interagire con tutte le funzioni aziendali.
Per esperienza proprio per queste caratteristiche ho visto piccoli imprenditori magari non supportati dal sistema amministrativo , che si sono sentiti sotto esame dal sistema di controllo e per questo hanno lasciato perdere o l’hanno ridotto ai minimi termini .
 Il controllo gestionale fatto regolarmente può diventare anche “noioso” ed è questa la difficile sfida del controllo di gestione moderno.
Vanno individuate le verifiche giuste per ogni azienda e bisogna fare in maniera di non essere inquadrati rigidamente.
In effetti la verifica spesso diventa quasi una routine e non di rado il personale interno tende a rimandare o addirittura ad evitare poiché spesso i risultati tra un mese e l’altro possono non essere tanto discordanti e a volte viene dato più peso a cose che sono più operative e sembrano più urgenti.
Attenzione però, certi procedimenti sono rilevanti se i dati sono visti e raffrontati nel tempo e una minima variazione se non presa nel momento giusto può essere imprudente per l’azienda .

Redazione B2C  : La cultura degli imprenditori sembra ancora tuttavia troppo bassa verso questi strumenti? Tu cosa pensi?? Come diffondere l'idea di un controllo di gestione come strumento strategico per supportare il proprio business?
Non mi addentrerei nella cultura imprenditoriale.
Io penso che l’imprenditore che sente  la necessità di un controllo gestionale , di pianificare, di fare budget, programmi a medio termine e confrontare  gli scostamenti per vedere se è il caso di continuare o correggere il tiro da ciò che è preventivato ,ha una marcia in più . Questo non vuol dire alla fine avere più utili o più fatturato . Vuol dire conoscere meglio l’ impresa, vuol dire non navigare a vista, per me vuol dire spesso fare la differenza  soprattutto anche a livello finanziario.
Perché ti dico questo? Perché mi sono trovato per esempio in una società con più soci  e 2 amministratori :
Un  amministratore voleva sapere periodicamente gli indici come andavano , voleva parlare di budget  , voleva parlare di obiettivi ,  l’altro invece diceva che non gli interessava niente di controllare periodicamente gli indici,  lui voleva trovare e  vedere il fatturato aumentare e non voleva perdere tempo dietro a questi numeri  .
In entrambi i casi tutti e due avevano ragione , dipende dai punti di vista ,  come dico sempre l’azienda senza la contabilità generale non può andare avanti ,senza il controllo di gestione che non è obbligatorio,  può andare più o meno bene . Stà alla Direzione deciderlo .

Il controllo di gestione ti fa rendere veramente conto dove stai andando e la cultura del controllo ti permette anche di  pianificare il futuro imprenditoriale. Uno dei miei pensieri principali è racchiuso in questa frase “Se non sapete dove state andando, probabilmente finirete da qualche altra parte” Laurence Peter

La pianificazione porta  ad affrontare  il lavoro, fissando in precedenza degli obiettivi aziendali stabilendo le linee guida per il loro ottenimento .Una volta decisi gli obiettivi realistici e le strategie, entra in gioco il controllo di gestione, che lavora per rendere efficaci ed efficienti tutte le risorse aziendali per il  compimento degli obiettivi.
Consiglio vivamente di applicare la pianificazione per chi vuole mettere sotto controllo la propria azienda perché ti fa rendere conto di come ti incamminerai da un punto di vista finanziario e di quali e quante fonti di finanziamento hai bisogno.
 


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