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Storie di Mobbing

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Data inserimento: 1 febbraio 2009
Inserito da: Redazione B2C

B2Corporate vuole essere attento anche alle tematiche di Mobibng aziendale e da oggi, comincerà ad analizzare il tema visto dalle vittime (vere o presunte) e dando spazio ad esperti per capire meglio il fenomeno.

Se avete storie o esperienze da raccontare inviateci pure i Vostri Articoli o testimonianze a redazione@b2corporate.com. Oggi intanto pubblichiamo un'esperienza di Mobbing.

Ed eccomi nel mio nuovo ufficio. Mi guardo intorno e mi chiedo che cosa realmente questo cambiamento significherà per me. Purtroppo il mio ottimismo è cozzato ripetutamente contro i macchinosi disegni altrui e mi è difficile analizzare la situazione da un punto di vista limpido.
Guardiamo le cose come stanno.
Iniziamo proprio da qui, da questo piccolo ufficio, lungo e stretto, dove occupo una scrivania a ridosso del muro, del resto non ci starebbe in altre posizioni perché dietro di me la parete è completamente occupati da armadi di un altro servizio. Questo ufficio era a metà tra un archivio e un magazzino e il suo compito principale era quello di contenere un frigorifero, indispensabile per tenere fresca l’acqua dei dirigenti degli uffici a fianco. Ma non solo. Era (è ancora) lo spogliatoio per una dipendente che, quando deve lavorare in un magazzino fuori sede, lo usa per cambiarsi d’abito. Così, vicino ai grandi armadi neri chiusi a chiave per celare i segreti del loro contenuto alla mia vista, armadi sovrastati da scatoloni variopinti con rappresentati immagini di deumidificatori, macchinette del caffè espresso e ventilatori, nonché improbabili (eppur reali) peluches e altri ingombri inutili vari, si trova un doppio spogliatoio di alluminio, e a fianco di questo, un carrello in acciaio contenente una stampante inutilizzata, un ventilatore e infine, ciliegina sulla torta, una vecchia cartelliera arrugginita che contiene la cancelleria di questi altri servizi che forse, di lasciarmi l’ufficio, non avevano poi tanta voglia.
Le mie pratiche appoggiano sul tavolo, ho preso in prestito una cassettiera e l’ho piazzata sotto la scrivania per poterci chiudere quanto meno le cose più importanti, sulla sedia nera al posto dell’ospite c’è la mia sedia e io siedo su quella rossa, la meno sporca delle due di recupero che ho trovato.
Qualcosa prima o poi me lo compreranno, mi sistemerò con il tempo.
E di tempo per sistemarmi ne ho, in effetti, sei mesi. Sei mesi considerati “periodo di prova” per un verso e “periodo di prestito” per l’altro, sei mesi in cui mi devo dividere dal mio posto di lavoro ufficiale per spezzare il mio full time in due tempi parziali. Ironia della sorte, la mia domanda di part time giace già da un po’ nei cassetti dell’ufficio personale, ma le quote sono esaurite, non ci sono speranze…
Non per i prossimi 10 anni almeno, ma così come passano sei mesi passeranno 10 anni, certo allora le bambine non saranno più bambine e il mio stress sarà probabilmente esploso in un esaurimento nervoso vero e proprio, ma fino a quel momento va tutto bene e non potrebbe essere altrimenti….
La settimana scorsa mi hanno portato il computer nuovo, aspettavo solo quello per rendere l’ufficio operativo, poi mi sono bastati un paio di giorni per capire che il computer non era affatto nuovo ma di proprietà dell’azienda da circa 7 o 8 anni, dismesso da altri servizi perché non più idoneo al loro lavoro poteva comunque ancora andare bene per me. In fondo questo è il posto di un part time.
Tempo fa la mia capa vecchia e la mia nuova capa hanno concordato un passaggio di consegne di lavori, tutto era infarcito da belle parole come dipartimentale, struttura, obiettivi, e alla fine di tutto questo discutere, accapigliarsi e tirare la fune dalla propria parte si è deciso che non solo il lavoro dovesse passare in consegna, ma anche chi lo gestisce.
In fondo è la persona con maggiore esperienza, l’unica che può assolvere a questo compito e farsi carico di fare partire questo nuovo ufficio.
Solo un paio di mesi prima, sempre in una delle fasi di odio tra i vertici, l’avevo sentita chiaramente definire questo stesso lavoro “manovalanza di basso profilo”.
Ma forse allora era una giornata di pioggia, con il sole, si sa, le cose assumono forme più piacevoli e allettanti e propositive.
Il mio lavoro, del resto, è aumentato di molto negli ultimi tempi, sia perché ci sono state nuove leggi che lo hanno di fatto complicato aumentando gli obblighi e i passaggi, sia perché il volume stesso del lavoro è cresciuto. Faccio gare, e di gare ce ne sono tante, sempre di più. Poi, non è propriamente vero che io faccia le gare. Io sono solo la sigla piccola che scompare vicino alle sigle grandi, il mio è solo un piccolo contributo di forma, che si formalizza però con la predisposizione degli atti poi sottoposti e firmati dalle sigle grandi. Che non conoscono il mio lavoro, tra l ‘altro.
Mai andare in ferie, questo già lo sapevo, può bastare un solo giorno di assenza perché tutti i vari capi e vicecapi e capidinulla si ritrovino sul tuo tavolo, con bisogno di un’informazione che tu non puoi dargli (perché non ci sei) e si arrabattino tirando fuori pratiche e praticuzze da cui cercano di tirare fuori di tutto ma non troveranno mai quello che cercano. Perché non lo sanno neanche loro. Non sanno come iniziano le cose, sanno solo che inizino. Non sanno come proseguono, sanno solo che devono andare avanti e in fretta. E non sanno come si concludono ma sono pronti a sollecitarti perché non sono ancora finite.
Detto questo, il mio lavoro era diventato eccessivo, ma mi dicevano di avere pazienza ancora un po’ perché presto sarebbe intervenuto questo nuovo ufficio dipartimentale a prendersi in carico parte del mio lavoro. E così si sarebbe ristabilita una situazione di normalità.
E sono andata avanti, saltando le pause caffè e a volte anche le pause pranzo per fronteggiare tutto. Poi ecco che l’ufficio si concretizza, e con questo anche il passaggio di pratiche. Ora la cosa è molto semplice: io passo le pratiche a me stessa. Le inizio nello stanzino dagli armadi neri sovrastati dagli scatoloni ingombranti e poi , conclusa la fase di istruttoria, li porto nell’altro mio ufficio, dove proseguo l’iter di gara.
Ovviamente il mio lavoro ha dovuto subire qualche modifica, non essendo presente in ufficio tutto il giorno non potevo più occuparmi del budget, competenza che è passata alla mia collega. In cambio però ne ho avute due nuove. Che culo! Proprio come nel cambio del detersivo, ho vinto due fustini in cambio di uno!
Ora, se vogliamo dirla tutta, io probabilmente potevo anche rifiutarmi, impormi e dire che una situazione del genere non era contemplata nel mio contratto, però in fondo qualche vantaggio in questo cambio l’ho pure visto…
Intanto in questo ufficio stretto e lungo sono sola. E avere un ufficio da soli è uno dei sogni di chiunque, poter lavorare senza discutere o litigare o dover vedere le sfilate delle colleghe che vanno a prendere il caffè tra una sigaretta e l’altra è sicuramente motivo di serenità interiore, e la mia salute ne troverà giovamento….
Ma poi, mi sono detta, dopo questi sei mesi, qualcosa dovrà succedere, o no? Dovranno decidere se assumere definitivamente una persona nel nuovo ufficio o farmi rientrare in forze nel mio , e io in qualche modo potrò dire la mia… E si, me ne sto zitta e buona per sei mesi ma con questo credo proprio di guadagnarmi il diritto di opzione, e se dovranno infine assumere qualcuno, che chiedano prima a me cosa voglio fare: andare o restare?
Protesterebbero che questo è un posto parttime? Proprio come la richiesta che ho portato al personale e che prima o poi potrebbe essere accolta, in fondo sono una giovane madre di tre figli, perché non dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e smollare un posto per me?
Intanto di una cosa si stanno rendendo conto: il mio lavoro è un fulltime e anche molto saturo, impossibile fronteggiare tutto in mezza giornata, io del resto il lavoro a casa non me lo porterò e l’esaurimento nervoso, per oggi, ho deciso di non prendermelo. In fondo il motto dei capi è “siamo tutti sostituibili” e allora inizino ad applicarlo…..

L'articolo è stato tratto da: http://www.tuttosulmobbing.blogspot.com/


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